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L’Omo-bi-transfobia va combattuta con l’educazione

Dal 2004 il 17 maggio si celebra la Giornata internazionale contro l'omo-fobia, la bi-fobia e la trans-fobia.
Dal 2004 il 17 maggio si celebra la Giornata internazionale contro l'omo-fobia, la bi-fobia e la trans-fobia.

Nel 1990 la OMS toglie dall’elenco delle malattie mentali la omosessualità.

Dal 2004 il 17 maggio si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.

IDAHOBIT, acronimo di International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia.

Solo dal 2018 la disforia di genere è stata eliminata del suddetto elenco delle malattie mentali.

omo

Potrei scrivere mille cose contro l’omo-bi-trans-fobia nella mia veste di attivista LGBTIQA+ e cavalcare pure l’onda spiegandovi come sia necessaria una legge per difendere nello specifico dalle violenze e le discriminazioni omo-bi-trans-fobiche.

Legge ferma in Senato perché molti di quelli che ne parlano là dentro e spesso qui fuori non hanno mai provato a fare denuncia o a portare in tribunale una persona che le insulta proprio per il loro orientamento o la loro identità di genere per scoprire fin dall’entrata in caserma che la frase più ricorrente è “mi spiace ma non c’è molto da fare”.

Ma non lo faccio.

Decido di passare subito a dirvi come secondo me occorre agire per diffondere una educazione e una cultura che renda un giorno superflua quella legge… si si quella li che ancora non c’è.

L’omo-bi-trans-negatività

Prima di tutto io inizierei a parlare di Omo-bi-trans-negatività; perché molte volte non si tratta di fobia ma proprio di un atteggiamento basato su credenze negative, disvalori e pregiudizi, falsi saperi.

E lo farei partendo con insegnare a scuola che cos’è la sessualità compresi quali sono gli orientamenti, le identità e le possibilità umane di relazione.

Partire dai bambini e dai giovani consentirebbe di abbattere pregiudizi, false credenze e stereotipi violenti alla radice e permetterebbe a molte giovani generazioni di risparmiarsi di ricevere o commettere atti di bullismo omo-bi-trans negativo.

Noi adulti abbiamo l’obbligo di occuparci dei bambini e di farli crescere se possibile migliori di noi in modo che costruiscano il loro mondo più bello del nostro.

Voglio essere chiarissima e diretta.

Non si tratta di pareri e opinioni

Non si tratta di “io la penso così” o di tradire il principio per cui le credenze religiose e tradizionali di ogni famiglia possono essere “messe in discussione”.

Si tratta di fare quello che fa una scuola laica.

Prendere le ricerche innumerevoli delle scienze sociali, prende le revisioni di esse e le linee guida messe a punto da gruppi di professionisti che già esistono e usarle per i programmi scolastici.

Il resto, credenze personali, opinioni religiose o tradizioni popolari, potranno essere un valore aggiunto alla discussione e al confronto se richiesto e se opportuno ovviamente.

La seconda essenziale cosa che potrebbe portarci a festeggiare una giornata in cui non è più necessaria una giornata che ricorda le discriminazioni quotidiane che molte persone subiscono è l’ambiziosa idea di favorire una educazione emotiva profonda.

Come ho detto molte volte più che di omo-bi-trans-fobia si tratta di negatività.

In ogni caso si tratta spesso di credenze, di opinioni ma anche di disvalori che confondiamo con valori che mettiamo in atto per proteggerci da qualcosa che se non ci fa paura quantomeno ci destabilizza.

Io sono stata destabilizzata dall’incontro con la comunità transgender sia come persona che come professionista.

omo

A tratti ho ancora paura specialmente delle generazioni più giovani perché sanno mettere in discussione non con le parole ma con la loro vita quotidiana fatta di andare a scuola, al lavoro, a fare un esame del sangue, una visita dall’urologo, l’idea binaria che io ho del mondo.

Da questa destabilizzazione, da questa paura da perdita di riferimenti certi, da questo caos che ti fa rimettere in discussione la tua personale identità e cosa è bene e male si può rimanere schiacciati se non si hanno strumenti emotivi, cognitivi e culturali.

Che le persone diverse da noi ci facciano paura è naturale, che a volte ci diano un fastidio inconscio e inconsapevole pure.

Alimentare le nostre paure e i nostri pregiudizi invece è una scelta che può essere superata con una educazione di sé stessi intelligente fatta di saperi e strumenti per migliorare noi stessi.

La terza e ultima cosa che credo sia necessaria per abbattere l’omo-bi-trans fobia e negatività sia ascoltare direttamente la comunità LGBTIQA+.

Si tratta di fare un atto di umiltà personale e sociale.

Se una intera comunità che vive direttamente una esperienza chiede una legge, chiede uno sforzo di modifica di linguaggio, segnala un problema di discriminazione e di impossibilità di vivere la propria vita liberamente e alla luce del sole, forse lo sa meglio di chi non vive quell’esperienza.

Non sono le persone eterosessuali e cisgender a dover parlare per la comunità LGBTIQA+, a spiegare come condurre una battaglia o a dire di cosa hanno bisogno e quando.

La voce le persone omosessuali, bisessuali e transgender ce l’hanno, quello che serve loro sono orecchie che ascoltino bene cosa chiedono.

Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni.”

Martin Luther King

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Dal 1996 sono Infermiera e già dai primi anni di lavoro mi sono accorta che la parte che amavo coltivare del lavoro era quella relazionale La mia curiosità mi ha spinta verso lo studio di modi differenti e integrati del prendersi cura delle persone e il mio incontro con la Dott.ssa Balconi Loredana e il Dott. Alessandro Quadernucci e la loro Accademia del NEI(Integrazione Neuroemozionale) prima, e poi con la Dott.ssa Milena Screm e il suo modello di Breathwork e counseling a mediazione corporea  mi hanno permesso di dare forma e sostanza professionale a questa mia passione. Fra i mille corsi più o meno lunghi di mindfulness, gestione del dolore, comunicazione, master per conduzione di gruppi e gestione delle coppie in counseling ho incontrato la sessuologia che ho approfondito presso una delle più vecchie scuole di sessuologia, il CIS-Centro Italiano di Sessuologia., dove ho conseguito il titolo di Consulente sessuale dando struttura e sostegno a un ambito di cui mi occupavo da anni come professionista e come persona.