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Saman Abbas mi insegna a gestire l’ira

Non voglio commentare il caso di Saman Abbas perché non è di mia competenza, ma mi limiterò a dire del cuore.
Non voglio commentare il caso di Saman Abbas perché non è di mia competenza, ma mi limiterò a dire del cuore.

Il caso di Saman Abbas, la diciottenne di Novellara, piccolo paese vicino a Reggio Emilia dove vivo io, mi ha preso il cuore.

saman

Non commento praticamente mai i casi di cronaca perché sono una infermiera specializzata in counseling e consulenza sessuale e ritengo che non sia nelle mie competenze.

E non lo farò neppure stavolta.

Mi limiterò a dire del cuore.

Le emozioni umane sono una cosa meravigliosa

Secondo me sono davvero ciò che ci rende unici e irripetibili.

Ma possono essere una fregatura.

Personalmente leggendo di Saman, che dopo essere riuscita a sfuggire a un matrimonio combinato anche grazie all’attivazione dei servizi sociali molto efficienti nel mio territorio, al compimento dei 18 anni lascia la comunità protetta dove risiede e scompare nel nulla, ho provato rabbia, quasi furia.

Contro la sua famiglia, contro il mondo e pure contro di lei.

Si presume che il sistema famigliare da cui era riuscita a sottrarsi abbia messo su un meccanismo di complicità e omertà che l’abbia sottratta per sempre alla vita, quella vita che lei voleva viversi libera e autorealizzandosi al di là delle imposizioni culturali di origine.

La mia rabbia più forte è stata verso di lei che è uscita dal luogo protetto, forse, per tentare di ricucire con la sua famiglia.

Ma cavolo, sei stupida?

Se mi fermassi alla mia rabbia o anche se tentassi di negarla o comprimerla diverrei furibonda.

La furia annebbia due cose essenziali a mio avviso.

La capacità di leggere ciò che accade con lucidità cogliendone la complessità e l’abilità umana di entrare in empatia.

saman

Per fortuna la mia vita e la mia professione mi hanno abituata a stare con le emozioni, sentirle e prendermi il tempo perché la loro energia non diventi distruttiva ma costruttiva.

Ho respirato, mi sono permessa anche di dire qualche parolaccia nella solitudine della mia casa e poi ho pure pianto.

E poi ho riletto le notizie di cronaca cercando di mettermi nei panni di una ragazza di 18 anni che è certo sfuggita a una barbarie quale è il matrimonio combinato ma pagando un prezzo altissimo che è stato lo sradicamento dai suoi affetti, che per quanto distorti erano i suoi, e dalla sua comunità. 

Strano a dirsi ma dopo avere agito la mia rabbia con azioni appropriate e non distruttive verso me e il mondo mi sono anche sentita di non volere più vendetta verso i suoi famigliari ma giustizia.

 Le due cose son sempre a braccetto ma la vendetta non cambia nulla seppur, talvolta, placa l’ira.

 La giustizia, invece, potenzialmente trasforma.

Giustizia per Saman Abbas

Qualcosa non ha funzionato nel sistema che, con giustizia, ha sottratto Saman dalla famiglia la prima volta. La famiglia ha accettato la punizione e il controllo ma di certo non ha compreso dove e perché ha sbagliato.

Né Saman né la sua famiglia alla fine hanno ottenuto una vera giustizia ma solo parte di essa.

Dire questo non giustifica i reati sia chiaro.

Dire questo permette di potere dare il mio contributo personale, professionale e sociale fin dove posso per tentare di migliorare le cose.

La rabbia si trasforma così da potenziale emozione devastante, quella emozione che ci spinge a commenti orribili e da haters sui social, in grande motore del cambiamento.

Dalla guerra all’impegno sociale mi permetto di dire.

Apprendere la gestione emotiva

Gestire le emozioni è una competenza che si apprende ed è utile non solo per il singolo individuo.

Usare la rabbia, ma anche la vergogna, la gioia, la tristezza, la paura, il disgusto e tutte le sfumature emotive come pilastri per vivere meglio e evolvere è parte del mio lavoro ma credo che sia di fondamentale importanza per sviluppare e costruire una società intelligente, giusta e multiculturale.

Non si apprende in un giorno e di certo sarebbe bene apprenderla già dalla scuola, tra una formula chimica e una data di qualche guerra.

Ma si apprende, credetemi… ve lo dice la mia furia interna che a 18 anni ha trovato, per fortuna, chi ha iniziato a insegnarglielo.

Una soft skill quale è la gestione emotiva che noi siamo portati a pensare in termini di business, di crescita personale o di gestione delle nostre crisi psico/emotive può divenire una skill, una competenza, che cambia il modo.

saman

Le tecniche sono tante. 

Ve ne vorrei regalare una piccolissima da usare prima di commentare un post, prima di agire d’impeto se siete adirati.

Prendete un foglio di carta e una penna, scrivete tutto, ma proprio tutto e con tutte le parole proibite che vorreste davvero dire. Poi fate 10 bei respiri e concentratevi sulla sensazione del vostro corpo e fatevi la seguente domanda: se questa energia potesse creare qualcosa di buono e utile per me e gli altri(una frase, un’ azione, un pensiero), cosa sarebbe? 

Se vi viene una bomba non siete sulla buona strada… meglio un piccolo corso!

“Non trasformare la tua rabbia in un’arma, l’unico ad esserne ferito sarai tu.”

Wesley D’Amico

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Dal 1996 sono Infermiera e già dai primi anni di lavoro mi sono accorta che la parte che amavo coltivare del lavoro era quella relazionale La mia curiosità mi ha spinta verso lo studio di modi differenti e integrati del prendersi cura delle persone e il mio incontro con la Dott.ssa Balconi Loredana e il Dott. Alessandro Quadernucci e la loro Accademia del NEI(Integrazione Neuroemozionale) prima, e poi con la Dott.ssa Milena Screm e il suo modello di Breathwork e counseling a mediazione corporea  mi hanno permesso di dare forma e sostanza professionale a questa mia passione. Fra i mille corsi più o meno lunghi di mindfulness, gestione del dolore, comunicazione, master per conduzione di gruppi e gestione delle coppie in counseling ho incontrato la sessuologia che ho approfondito presso una delle più vecchie scuole di sessuologia, il CIS-Centro Italiano di Sessuologia., dove ho conseguito il titolo di Consulente sessuale dando struttura e sostegno a un ambito di cui mi occupavo da anni come professionista e come persona.