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Privacy e sicurezza: WhatsApp o Telegram?

Cosa ci chiede di accettare WhatsApp nella sua Informativa sulla privacy? Perché tanti utenti si sono riversati su Telegram?
Cosa ci chiede di accettare WhatsApp nella sua Informativa sulla privacy? Perché tanti utenti si sono riversati su Telegram?

In questi giorni stiamo assistendo ad un a fuga massiccia di utenti da WhatsApp a Telegram.

La scintilla è stata la comunicazione da parte dell’app di messaggistica americana con la quale annunciava modifiche alla sua politica sulla privacy.

whatsapp

Cerchiamo di capire cosa vuol fare WhatsApp

Gli amministratori chiariscono la questione in questi termini:

Come parte della famiglia di aziende di Facebook, WhatsApp riceve informazioni da e condivide informazioni con questa famiglia di aziende. Possiamo utilizzare le informazioni che riceviamo, e possono utilizzare le informazioni che condividiamo con loro, per aiutare ad operare, provvedere, migliorare, capire, personalizzare, supportare e commercializzare i nostri servizi e le loro offerte”

In sostanza WhatsApp non consente più di scegliere se permettere all’applicazione di trasferire o meno i propri dati a Facebook e alle altre aziende del gruppo. Il tutto verrà in automatico.

Questa informazione, per alcuni ancora non molto chiara, ha scatenato una fuga in tempi rapidissimi verso Telegram, app ritenuta più sicura per la protezione dei dati.

Il punto non è se sia meglio WhatsApp o Telegram.

Quello che trovo interessante analizzare è la paura di massa di veder “rubati” i propri dati e quindi cercare una via di fuga sicura senza rinunciare al contatto con il web.

Cosa ci porta a cercare più sicurezza nell’utilizzo delle app?

Ad una prima osservazione, direi che, pur valutando Telegram un app più idonea a garantire la protezione della privacy, sarebbe opportuno valutare quanto sia sicuro il web in generale e quanto ognuno di noi sia in grado di potervi rinunciare.

Pensare di sganciarsi da WhatsApp e diventare liberi è una mera utopia.

Innanzitutto perché il problema non è Zuckerberg , ma tutta la rete virtuale in cui ormai ognuno di noi è palesemente caduto.

Che sia Facebook, WhatsApp, Telegram o lo stesso Google, di cui ognuno di noi possiede un account, il discorso non cambia. Basta uno smartphone e la nostra libertà finisce.

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Proviamo ad immaginare la società descritta da Orwell e fedelmente raccontata dal regista Michael Radford.

La trama merita di essere raccontata. Leggete .

In un futuro ucronico, il mondo è diviso in tre grandi super-stati: Eurasia, Estasia e Oceania.

Il protagonista, Winston Smith, vive in quest’ultimo e lavora come dipendente del Governo in qualità di correttore di fatti: ogni notizia passa per la scrivania sua e dei suoi colleghi, e viene edulcorata a beneficio della politica del governo.

La società in cui vive Smith è un totalitarismo estremo, governata con pugno duro dal Grande Fratello che scruta ogni momento della vita dei suoi sudditi, persino nell’intimità delle loro case.

Le persone sono state private del libero arbitrio, e ridotte a cani di Pavlov che rispondono ad elementari e ben individuati impulsi: l’odio verso un nemico, il controllo del linguaggio, l’assimilazione della propaganda.

La società viene disgregata persino nella sua più elementare composizione, quella del rapporto umano, scoraggiando le relazioni e riducendo l’uomo ad un’isola infelice.

Che dite, la storia è tanto diversa nel 2021 con WhatsApp e Telegram?

C’è il grande fratello che ci osserva e soprattutto c’è l’ignoranza di massa che pensa che non esista un potere assoluto che ci comanda e che sia frutto solo dell’immaginario collettivo.

Non so voi, ma io trovo poco utile passare da WhatsApp a Telegram con la convinzione di approdare in una terra promessa.

Se vogliamo proteggere i nostri dati, dovremmo emigrare in un altro pianeta, naturalmente senza smartphone.

Un obiettivo poco realistico.

Magari basterebbe calarsi in un mondo meno virtuale e attivare l’intelligenza emotiva di cui siamo dotati e attraverso cui potremmo dare un senso alla nostra esistenza.

E qui si apre un altro capitolo!!!

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Francesca Barbagiovanni
Sociologa ed esperta di comunicazione no profit. Ha condiviso la maggior parte della sua vita lavorativa con il terzo settore, coordinando attività socio-educative e progettando ambiti di intervento di integrazione sociale e lavorativa di minori e adulti svantaggiati. Tra le esperienze di maggior rilievo: coordinatore di attività socio-educative ed educatore professionale nell’ambito del centro diurno socio-educativo per disabili il Pineto (art.60 l.reg.2007) nella città di Trani Formatore di comunicazione nella relazione di aiuto con utenti disabili nell’ambito del progetto di Formazione csv 2014 dal titolo ”disabili e sessualita’ …un amore impossibile? Attività di monitoraggio ed intervento, in qualità di orientatore di famiglie in difficoltà, in collaborazione con i servizi sociali del comune di Trani . Saggista del “Terzo settore e il concetto di rete: costruzione sociale di un modello condiviso”, inserito nel volume Noi pubblicamente- edito da pensa multimedia-febbraio 2013 Moderatore di focus group su famiglia e disabilità nell'ambito di progetti della regione Puglia- associazionismo familiare 2009 E per concludere studio e monitoraggio delle famiglie nell'ambito del Censimento permanente della popolazione.