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Viene prima l’individuo o l’infermiere?

Il vaccino anti covid-19 viene proposto al medico, all' infermiere, al farmacista... ma tutti lo faranno? Diventerà obbligatorio?
Il vaccino anti covid-19 viene proposto al medico, all' infermiere, al farmacista... ma tutti lo faranno? Diventerà obbligatorio?

Il vaccino anti covid-19 viene proposto ad alcune categorie, come il personale sanitario (medico, infermiere, farmacista, ecc.), a contatto ogni giorno con persone fragili.

Cosa succederà quando alcuni infermieri non vorranno accettarlo?

Si potrà imporre un’obbligatorietà?

Affrontando questo argomento, tra le prime cose che vengono in mente vi è la disposizione d’animo, quasi l’obbligo morale prima che normativo, che l’operatore sanitario ha, o si pensa dovrebbe avere, nel non mettere a rischio le altre persone che ha in cura nello svolgimento della propria professione.

infermiere

Viene prima l’individuo o la professione?

Prima di trattare questo punto, bisogna osservare come in questo caso l’obbligo vaccinale è strettamente connesso ad una qualità intrinseca e personalissima, il diritto alla salute, che non rende possibile suddividere l’individuo dal ruolo professionale.

Imporre un obbligo vaccinale all’operatore sanitario, vuol dire imporre l’obbligo all’individuo nella sua totalità e non soltanto al professionista; il vaccino non è un camice che si può togliere quando si torna a casa e comporta delle scelte che hanno un margine non delimitabile all’orario di lavoro.

Comprendiamo quindi come la valutazione dell’obbligatorietà vaccinale per gli operatori sanitari, più in generale per motivi lavorativi/professionali è molto delicata perché deve tenere conto delle imprescindibili implicazioni sulla persona.

Detto questo:

l’infermiere è obbligato a non mettere a rischio gli altri?

L’infermiere, il personale sanitario ha come oggetto della propria professione proprio la cura e la salute della persona.

Ha una responsabilità nei confronti della salute dei pazienti che richiede non una diligenza media, ma specifica proprio per la professione che svolge.

Gli operatori medici o paramedici di una struttura sanitaria sono portatori di una posizione di garanzia nei confronti dei pazienti affidati alle loro cure, contrassegnata dal dovere di provvedere alla tutela del bene giuridico della salute contro qualsivoglia pericolo atto a minacciarne l’integrità.

A questo punto verrebbe da dire che, non dovendo mettere a rischio i pazienti, vien da sé che medici ed infermieri debbano vaccinarsi.

In realtà la soluzione non è così semplice.

Dall’obbligo di non mettere a rischio i pazienti, non discende, automaticamente, l’imposizione di una obbligatorietà vaccinale alla categoria medica.

Il bilanciamento degli interessi costituzionali

Innanzitutto poiché il valore costituzionale della salute vale sia per il paziente che per il personale medico, occorre fare un attento bilanciamento fra il diritto alla salute individuale e la tutela della salute altrui e della collettività.

È chiaro che in questo bilanciamento ha grande peso la situazione di emergenza sanitaria.

C’è chi basandosi sulla normativa della sicurezza sul lavoro, avanza ipotesi di un possibile licenziamento dell’infermiere che non intende vaccinarsi, anche in assenza di una legge statale.

Personalmente reputo fuorviante appoggiare questa ipotesi, perché la Costituzione riconosce la compressione al diritto di salute solo in via eccezionale, con tutti i dubbi di legittimità di un accordo privatistico che possa prevederne la compressione.

infermiere

Pertanto una volta comprovata l’esigenza di far prevalere l’interesse pubblico per ridurre il contagio, l’obbligatorietà vaccinale potrebbe essere prescritta soltanto da una legge nazionale, e non regionale, anche per evitare difformità di trattamento.

Dovrà anche essere chiarito chi dovrà farsi carico di eventuali conseguenze dannose, se lo Stato, la casa farmaceutica, l’Azienda Sanitaria…

posto che un eventuale consenso informato in caso di somministrazione di un vaccino, di cui non sono chiare le conseguenze a lungo termine, peraltro imposto, non può in alcun modo costituire un esonero di responsabilità.

Poi, occorre considerare un altro aspetto del diritto alla salute: deve permanere al massimo grado la libertà di cura, la libera scelta.

La libertà di cura

Si introduce ora un altro punto che assottiglia sempre più la questione.

È possibile per l’infermiere scegliere una modalità di prevenzione alternativa al vaccino obbligatorio?

Si entra qui in un ambito molto discrezionale.

Non potendo fare una valutazione casistica, ma dovendo ragionare in linea di massima, è chiaro che una copertura vaccinale fornisce alla Stato, nella migliore ottica, una prevenzione su larga scala.

È pur vero che ogni individuo è portatore di un diritto inviolabile alla salute, e che questa salute, come la sua dignità è unica. Il suo sistema salute va valutato di per sé.

Quindi vi è da considerare l’ipotesi in cui un infermiere sia in grado di proporre una prevenzione con metodi alternativi al vaccino.

Oppure che voglia garantire il suo “essere sano” magari sottoponendosi a controlli, tamponi, test per dimostrare il suo stato di salute.

In tal caso, ci sarebbe una sorta di assunzione di responsabilità in carico all’infermiere sul suo stato di salute e, ove questo venga meno, potrebbero essere fatte valere tutte le conseguenze giuridiche rinvenibili nel caso concreto, oltre che deontologiche.

infermiere

Ora che abbiamo rassegnato un bel po’ di concetti per valutare la questione da un punto di vista giuridico, fermiamoci un attimo.

La complessità che emerge, forse non porterà ad una conclusione immediata.

Il soppesamento di tutti gli aspetti è complesso, ma questo non deve spaventare, o farci fare un passo indietro; non deve togliere già di partenza quella possibilità al diritto di dispiegarsi in tutta la sua forza.

Dobbiamo cogliere questa complessità come una possibilità di contemperare i vari interessi.

Dobbiamo coglierla come una maturità di saper aprirsi alla libertà individuale ma anche di analizzarla con tutti gli altri aspetti del vivere sociale.

Questo per me è, nei fatti, il sinonimo più veritiero di quell’ideale astratto che è la Libertà.

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