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Vaccino: Noi prima di Io

Sono una infermiera e mi trovo in questi giorni a confrontarmi con tutto il mare di notizie sul vaccino per il Covid.
Sono una infermiera e mi trovo in questi giorni a confrontarmi con tutto il mare di notizie sul vaccino per il Covid.

Sono una infermiera e mi trovo in questi giorni a confrontarmi con tutto il mare di notizie sia della comunità scientifica che non sul vaccino per il Covid.

Chi legge i miei articoli sa che non sono una fanatica degli obblighi legali e che preferisco l’assunzione di responsabilità individuale e collettiva.

vaccino

Ma mi è stato chiesto di scrivere cosa ne penso sulla possibile obbligatorietà del vaccino contro il Covid per i professionisti sanitari e non voglio scappare, pur con la difficoltà, da questa responsabilità.

La difficoltà sta nel fatto che io sono assolutamente favorevole a introdurre in questa circostanza l’obbligo di vaccinazione per tutte le categorie sanitarie pubbliche e private e l’immediata sospensione di chi violi tale obbligo.

Vaccino: una questione di valori

Mi sono trovata a dovere fare una scelta non su credenze conflittuali ma su valori, almeno in apparenza, conflittuali.

Per me la libertà è un valore e la libertà di cura è una sottocategoria a cui do una estrema rilevanza.

Ma anche la responsabilità collettiva per me è un valore e la mia libertà individuale trova nel bene collettivo un limite non valicabile.

Di fronte a una pandemia, dunque, la libertà individuale è limitata da un bene per me superiore che è l’interesse e la tutela della salute collettiva.

Le scelte dei professionisti della salute sono spesso eticamente difficili.

Chi fa questa scelta professionale lo sa.

Giuriamo di tutelare la vita e la salute delle persone e di attenerci alla scienza prima di tutto.

E la scienza ci dice che questo vaccino è al momento il modo migliore per arginare e tentare di bloccare la diffusione del virus.

Sottrarsi a questo sarebbe a mio parere una violazione dell’etica professionale e dei giuramenti fatti.

Non nuocere!

Tutti noi sanitari abbiamo la responsabilità primaria di non nuocere e credo che per questo dovremmo sottoporci alla vaccinazione senza se e senza ma.

Altrimenti potremmo nuocere, potremmo diventare veicoli di diffusione del virus, potremmo fare ammalare chi dovremmo curare.

Senza vaccinazione non siamo a mio parere idonei all’esercizio della professione.

Lo so, credetemi, che le mie posizioni appaiono dure e rigide.

vaccino

Sono convinta che tale obbligo non vada esteso a tutte le categorie umane. Capisco benissimo che vi sono dei rischi nell’eventuale introduzione di obbligatorietà estesa.

Ma chi di noi ha scelto una professione sanitaria deve fare i conti con degli obblighi, fra cui la tutela della salute pubblica, che ad altri non spettano.

Mettere il vaccino obbligatorio per me, per noi, sancirebbe un dovere professionale che non dovrebbe essere lasciato alle individuali scelte morali o valoriali.

Le scelte richiedono responsabilità

Perdonatemi il paragone.

Io sono assolutamente contraria all’obiezione di coscienza per i medici e gli infermieri. Vi sono leggi e procedure scientifiche che sono proprie di ogni specialità e che sono passate anche già al vaglio delle commissioni etiche.

Le credenze, i valori, la morale individuale non può diventare il metro di cosa applico o non applico.

Lo sostengo quando faccio le mie battaglie contro l’obiezione di coscienza in sanità e lo sostengo anche in questo caso.

Ho scelto liberamente di fare l’infermiera e sapevo che questa professione, come tutte le professioni sanitarie, richiedeva di fare i conti con aspetti conflittuali delle mie credenze, dei miei valori e di spostare l’attenzione dall’Io al Noi.

Questo è un momento dove il Noi ha la priorità.

Ciò che non giova all’alveare, non giova neppure all’ape.

Marco Aurelio

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Anna Bernardi
Dal 1996 sono Infermiera e già dai primi anni di lavoro mi sono accorta che la parte che amavo coltivare del lavoro era quella relazionale La mia curiosità mi ha spinta verso lo studio di modi differenti e integrati del prendersi cura delle persone e il mio incontro con la Dott.ssa Balconi Loredana e il Dott. Alessandro Quadernucci e la loro Accademia del NEI(Integrazione Neuroemozionale) prima, e poi con la Dott.ssa Milena Screm e il suo modello di Breathwork e counseling a mediazione corporea  mi hanno permesso di dare forma e sostanza professionale a questa mia passione. Fra i mille corsi più o meno lunghi di mindfulness, gestione del dolore, comunicazione, master per conduzione di gruppi e gestione delle coppie in counseling ho incontrato la sessuologia che ho approfondito presso una delle più vecchie scuole di sessuologia, il CIS-Centro Italiano di Sessuologia., dove ho conseguito il titolo di Consulente sessuale dando struttura e sostegno a un ambito di cui mi occupavo da anni come professionista e come persona.