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Discriminazione – una fila troppo lunga

Quando parliamo di diritti, quando parliamo di inclusione, quando parliamo di discriminazione, tendiamo a pensare a grandi lotte e a concetti astratti ma la verità è che i diritti umani e civili, e la loro violazione, si vedono nella vita di tutti i giorni e si vivono sulla pelle delle persone.
Quando parliamo di diritti, quando parliamo di inclusione, quando parliamo di discriminazione, tendiamo a pensare a grandi lotte e a concetti astratti ma la verità è che i diritti umani e civili, e la loro violazione, si vedono nella vita di tutti i giorni e si vivono sulla pelle delle persone.

Quando parliamo di diritti, quando parliamo di inclusione, quando parliamo di discriminazione, tendiamo a pensare a grandi lotte e a concetti astratti.

Ma la verità è che i diritti umani e civili, e la loro violazione, si vedono nella vita di tutti i giorni e si vivono sulla pelle delle persone.

Prima di tutto grazie a Jacopo e Cristian

Che sono il mio “paio di occhiali” nuovi per vedere il mondo con uno sguardo differente dal mio e che hanno revisionato questo articolo.

Non sono ringraziamenti formali, sono il succo di quello che voglio dire.

Una questione di vita

Molti di noi sono ben disposti alle grandi battaglie e non hanno nulla da eccepire con i “massimi sistemi”.

Se io vi dico che le persone transgender devono avere gli stessi diritti di tutte le altre persone non vi sarà difficile comprendere e, per lo più, condividere questa idea.

Ma se vi dico che è doloroso e inaccettabile che la campagna per la vaccinazione CoVid dell’Asl di Bologna sia iniziata con un post con l’immagine dell’Hub con due file denominate “donne” e “uomini”, qualcuno di voi, forse molti, penserà :

“e va beh ma di fronte a una cosa di questa portata questa non è la priorità” oppure “magari hanno qualche ragione medica oppure è per facilitare l’organizzazione”.

Mappe mentali e credenze in azione

Le mappe mentali della discriminazione

Quasi tutte le persone, me compresa, sono state abituate a pensare che il mondo sia genericamente divisibile in modo “naturale” in uomini e donne.

Questa è la nostra mappa interiore con cui ci muoviamo per le strade della vita, con cui ci orientiamo, con cui leggiamo la realtà.

Se seguite questo blog troverete tantissimo materiale sulle mappe del mondo e in vario modo questo materiale sottolinea come la mappa non è il territorio.

Le nostre credenze, i nostri valori, la nostra educazione e la nostra personale esperienza non sono la realtà ma solo la nostra realtà.

Più la mappa del mondo è ampia più saremo in grado di comprendere punti di vista altrui sia da un punto di vista cognitivo che emotivo.

Più la mappa del modo è ampia più la nostra vita avrà la possibilità di essere soddisfacente; perché, proprio come in un viaggio, in caso di imprevisti conosceremo più strade disponibili per superare gli ostacoli.

Per questo prendere coscienza di ogni piccola discriminazione che noi non viviamo ma altre persone sì e impegnarsi perché vengano rimosse è un vantaggio anche per noi in prima persona.

Se voi foste una persona trans potrebbe accadere che il vostro aspetto esteriore, il come apparite, non corrisponda ai vostri documenti anagrafici.

Purtroppo, la legge per la rettificazione anagrafica del genere, di cui oggi non parlerò, è un percorso a ostacoli di portata epica.

Scegliere il dolore minore

Purtroppo ancora le file sono organizzate in “uomo e donna”.

Sono così per motivi organizzativi in quanto gli elenchi della popolazione sono divisi in base al sesso assegnato alla nascita.

Quindi se voi foste persone transgender avreste tre possibilità:

1) Mettervi nella fila in base ai vostri documenti e non in base al vostro genere di appartenenza.

Sarete obbligati a fare coming out esponendo la vostra vita privata e soprassedendo alla violazione della privacy esponendovi a giudizio e/o atti ulteriori di discriminazione fino alla violenza transfobica.

2) Se siete persone molto forti emotivamente, come Jacopo, potrete inserirvi nella fila “uomo” o “donna” e fare una battaglia pubblica perché non sarete nell’elenco della vostra fila ignorando il fatto che siete lì per fare il vaccino e non una manifestazione.

3) Oppure fare come molti faranno. Potete rinunciare all’esercizio di un vostro diritto.

Discriminazione = quando un diritto diventa un privilegio

Io non lo sapevo prima di entrare a contatto con le persone transgender che molte di loro rinunciano a votare perché è umiliante, e anche pericoloso, esporsi così.

Non sapevo che accedono il meno possibile ai controlli sanitari per evitarsi tale dolore, discriminazione e umiliazione anche a rischio della loro salute.

Io non ho questo problema, sono una donna cis-gender che oltre ad avere concordanza tra il mio genere e il sesso che mi è stato assegnato alla nascita, ho anche una espressione di genere molto conforme agli stereotipi.

Eppure, odio sentirmi dire “beata te che hai questa fortuna, questo privilegio”

Perché il vaccino, la cura ma anche il voto per me sono diritti che si trasformano in privilegi solo quando fette di popolazione per motivi arbitrari e culturali vengono escluse.

Il modo organizzativo esiste, basta usare un parametro diverso per le file, come la lettera iniziale del cognome o gli anni di nascita.

L’obiettivo di una campagna vaccinale è di raggiungere più del 90% della popolazione e non ha senso rischiare di escluderne circa il 2% già all’inizio.

Non credo che l’ASL di Bologna abbia fatto ciò in malafede.

Credo che abbia adottato una mappa del mondo piccola e che, come accade per il singolo in difficoltà, sia dunque limitante e poco vantaggiosa per tutti.

Italo Calvino diceva:

“Cercavo una nuova immagine del mondo che desse un senso a questo nostro grigiore e valesse tutta la bellezza che si perdeva, salvandola…

parole che trovo servano a ciascuno di noi e, sinceramente anche all’ASL di Bologna.

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Anna Bernardi
Dal 1996 sono Infermiera e già dai primi anni di lavoro mi sono accorta che la parte che amavo coltivare del lavoro era quella relazionale La mia curiosità mi ha spinta verso lo studio di modi differenti e integrati del prendersi cura delle persone e il mio incontro con la Dott.ssa Balconi Loredana e il Dott. Alessandro Quadernucci e la loro Accademia del NEI(Integrazione Neuroemozionale) prima, e poi con la Dott.ssa Milena Screm e il suo modello di Breathwork e counseling a mediazione corporea  mi hanno permesso di dare forma e sostanza professionale a questa mia passione. Fra i mille corsi più o meno lunghi di mindfulness, gestione del dolore, comunicazione, master per conduzione di gruppi e gestione delle coppie in counseling ho incontrato la sessuologia che ho approfondito presso una delle più vecchie scuole di sessuologia, il CIS-Centro Italiano di Sessuologia., dove ho conseguito il titolo di Consulente sessuale dando struttura e sostegno a un ambito di cui mi occupavo da anni come professionista e come persona.