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Spot anti-covid: stessa pandemia diverse versioni

Le misure di prevenzione e gli spot anti-covid dei governi per combatterlo sono molto diversi e mi sono chiesto: perché?
Le misure di prevenzione e gli spot anti-covid dei governi per combatterlo sono molto diversi e mi sono chiesto: perché?

Anche se la pandemia di covid-19 ha colpito tutto il mondo, le misure di prevenzione e gli spot anti-covid dei governi per combatterlo sono molto diversi, quindi mi sono chiesto perché?

Da un punto di vista sociologico questo è abbastanza comprensibile, perché come dice il famoso detto:

Paese che vai, usanze che trovi.

Che in parole povere significa che ogni popolazione ha delle caratteristiche sociali e civili diverse, che impongono una comunicazione pubblica molto diversa da Paese a Paese.

Ho spulciato un po’ nel web e mi sono imbattuto in vari spot anti-covid, molto diversi a seconda del Paese e della popolazione a cui sono rivolti.

Spot anti-covid spagnolo – tragico e dir poco

Il primo spot anti-covid in cui mi sono imbattuto è quello spagnolo, o dovremmo dire quelli spagnoli, perchè ne ho trovati vari.

Partiamo da quello della città di Madrid:

Beh che dire… peasantuccio eh?

Non che quello dello Stato centrale spagnolo lo sia di meno, visto che su una filastrocca cantata da un bambino vengono alternate immagini di persone in terapia intensiva e bare; il tutto finisce con la scritta “questo non è un gioco”.

Sicuramente questi spot anti-covid rimangono impressi e credo che siano efficaci come deterrente per comportamenti disfunzionali per le misure di gestione della pandemia.

Se la pubblicità spagnola vi ha colpito dovreste vedere quella francese che spiega molto bene come si trasmette il contagio tra i familiari.

Il video finisce con la madre di famiglia che, dopo aver festeggio il suo compleanno con tutti i familiari che facevano vita mondana, si trova in rianimazione con il covid.

Popolazioni diverse ma stesso tipo di comunicazione.

E poi scopri che i tedeschi hanno il senso dell’umorismo

Dopo aver visto questi due esempi di spot anti-covid non vi nego che ero un pò preoccupato di dover vedere quello tedesco.

E invece, con mia grande sorpresa, hanno fatto un capolavoro:

Geniale no?

Personalmente credo che una comunicazione del genere sia veramente efficace, soprattutto per spiegare alle persone che tipo di comportamento dovrebbero tenere.

E’ interessante mettere a confronto i vari video, perché ci parlano bene delle popolazioni a cui sono rivolti.

I tedeschi, in modo molto superficiale, possiamo definirli come una popolazione sicuramente incline a seguire le regole e rispettare le indicazioni.

Quindi fare uno spot che punti sul senso civile è sicuramente vincente.

Per quanto riguarda spagnoli e francesi, invece, sempre in modo molto superficiale, potremmo dire che non sono molto legati al concetto di regole, quindi puntare su spot anti-covid molto tragici sicuramente può essere funzionale.

Niente spot anti-covid per noi italiani

E poi arriviamo noi.

Nel web non ho trovato pubblicità nazionali, ma solo qualcuna regionale, quindi mi chiedo perchè?

Beh la risposta mi sembra semplice… conoscendo l’italiano medio.

spot anti-covid

Uno spot satirico avrebbe attirato critiche basate sull’insensibilità nel trattare tematiche del genere.

Uno spot tragico invece avrebbe scatenato un’ondata di critiche da parte dei perbenisti o dei negazionisti.

Quindi come nella migliore tradizione italiana abbiamo preferito la terza via.

Non fare nulla, per evitare critiche!

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Michele Quadernucci
Laureato in Sviluppo economico, Cooperazione internazionale e Gestione dei conflitti presso l’Università degli Studi di Firenze, ha ampliato le sue competenze con un diploma triennale di Counseling psicosomatico ad indirizzo comunicativo, olistico, integrato. Ha proseguito le sue formazioni nel campo della formazione e del benessere ottenendo l’Internazional NLP Coaching Certification di Grinder, Bostic e Frausin e diventando formatore nell’uso delle LifeSkills. Lavora per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva nel contesto educativo e formativo, usando la gestione dello stress e delle emozioni come base per una didattica innovativa; negli anni ha sviluppato modelli di lavoro sulle emozioni e sulla didattica legati alle LifeSkills e all’intelligenza emotiva, che permettono di ottenere risultati eccellenti, ecologici e ripetibili.