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LA DEA BENDATA CERCA FIDUCIA

La foto della studentessa con benda e mascherina è l’immagine di una DAD atipica, in cui mancano fiducia ed intelligenza emotiva.
La foto della studentessa con benda e mascherina è l’immagine di una DAD atipica, in cui mancano fiducia ed intelligenza emotiva.

Fiducia… assente. Intelligenza emotiva… assente.

Senza di loro l’interrogazione a Scafati si è trasformata in gioco: la dea bendata.

La foto diventata virale, come al solito, della studentessa con benda e mascherina è l’immagine di una DAD atipica.

O almeno lo spero.

Le interrogazioni sono momenti di stress non indifferente e, in effetti, servono anche a questo. A gestire lo stato emotivo in situazioni in cui è difficile farlo.

In questo episodio emergono due fattori importanti a livello educativo:

  • il concetto di fiducia reciproca tra studente e insegnante
  • l’intelligenza emotiva sistemica in classe
scuola

Partiamo dalla fiducia.

Dal latino, Fidere: aver fede.

Credere in qualcuno o qualcosa.

Nel coaching utilizziamo uno strumento potente: la sponsorship.

E’ una tecnica complessa ma di impatto in cui si genera un processo di autostima elevato e in cui le persone con cui si svolge l’esercizio trasmettono all’interessato un senso di affidamento incondizionato.

Sono profondamente convinta che nelle relazioni questo valore importante, la fiducia, sia un fondamento. Sia la base per edificare un rapporto sano di reciprocità.

Torniamo all’episodo: la benda è un segnale evidente, proprio perchè copre gli occhi. Crea buio, azzera la luce del sentirsi compresi, accettati.

Ma dà un messaggio ancora più incisivo: “non mi fido di te”.

Questo in qualsiasi persona è segno di disistima, svalorizzazione e in un adolescente, in particolare, senso di inadeguatezza.

Come si genera fiducia?

Dandola. Offrendola senza condizioni.

L’errore se vi sarà, sarà gestito e risolto.

mani fiducia

Come si sviluppa fiducia nel sistema classe?

Dandone esempio. Essendo esempio.

L’insegnante è un leader.

Leader è una parola con un’etimologia davvero bellissima. Ha due radici antiche: Ladden (valorizzare) shappen (innalzare) che poi si declina in ship: “nave”.

In sintesi: guidare gli altri valorizzandoli e innalzandoli.

Dalle sue parole, quelle dell’insegnante presa in causa, si denota la buona intenzione, comunicata in un modo, forse disfunzionale.”Si trattava di un esempio per dimostrare ai ragazzi che non hanno bisogno di sbirciare”.

La comunicazione conferisce dei messaggi. E se il messaggio non arriva come noi vorremmo, forse è il caso di mettersi in discussione.

Quindi la mia domanda è:

In quali modi posso sviluppare fiducia nei miei studenti?

Come posso trasferire il messaggio per cui “credo in voi, più di voi”?

Cosa posso dire affinchè i miei studenti comprendano che sono molto più di una sbirciatina ad appunti?

Andiamo avanti.

Capitolo 2: intelligenza emotiva.

Su quest’argomento si aprono cieli immensi e potrete approfondirli, se vorrete, in questa mini-guida con più attenzione.

In questo breve articolo voglio darvi uno spunto su quanto, ancora, non si faccia i conti a scuola con le emozioni dei ragazzi.

Non si faccia i conti con l’empatia sconquassata dagli ormoni e dai disagi che assalgono e divampano l’adolescenza.

Mi chiedo: cosa avrà provato quella ragazzina nel “gioco” della Dea Bendata?

Quale sarà stato il suo dialogo interiore?

Quali vocine in testa le avranno fatto compagnia?

E i compagni, cosa avranno fatto dopo?

intelligenza emotiva

L’insegnante per me è un guerriero.

Intelligente. Emotivamente e non solo.

Ed esserlo significa anticipare pensieri, azioni, conseguenze.

Significa mettersi nei panni dell’altro e del sistema classe che lo circonda.

Significa tirare fuori il meglio di tutti e da tutti.

Significa magari sbagliare ed ammettere l’errore.

Riparando, rimediando e dimostrando che i leader non sono perfetti, ma non sono nemmeno bendati dall’evidenza.

Significa credere nei propri studenti più di loro.

Significa tante cose…basta accendere la luce della propria passione per la propria professione e mettere via la benda dell’arroganza.

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