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DI TEATRI, COVID, DECRETI E PROTESTE

Mancano soldi? Togliamo fondi all’industria dello spettacolo. C’è una pandemia? Chiudiamo i teatri. La cultura non è sacrificabile!
Mancano soldi? Togliamo fondi all’industria dello spettacolo. C’è una pandemia? Chiudiamo i teatri. La cultura non è sacrificabile!

Il 24 ottobre scorso, attraverso un nuovo Dpcm, si è deciso di anticipare la chiusura di bar, pub, ristoranti alle 18.00. Chiusura per palestre, piscine, teatri e cinema, didattica a distanza per scuole superiori ed università.

Il decreto, aggiornato il 25 ottobre, dispone che le attività dei servizi di ristorazione sono consentite dalle ore 5.00 alle ore 18.00. Al tavolo si potrà stare in un massimo di quattro persone, tranne se gli astanti risultino essere tutti congiunti.

Dopo le 18.00 non sarà possibile consumare cibi e bevande nei luoghi pubblici; consentita la consegna a domicilio, per quanto concerne l’asporto sarà consentito fino alle 24.

E’ consigliato, nelle abitazioni private, non invitare persone estranee al nucleo famigliare, o meglio non conviventi, se non per urgenze o necessità.

covid dpcm

Chiusi, senza possibilità di replica alcuna, o almeno così sembrerebbe, i cinema ed i teatri. I luoghi della cultura sembrerebbero risultare i più pericolosi possibili, nonostante un solo contagio da covid sia avvenuto dalla riapertura ad una settimana fa.

La salute dei cittadini va tutelata, un governo non può esimersi dal prendere anche decisioni difficili ed impopolari, diffido fortemente di quei politicanti da quattro soldi, vedi alla voce Salvini, Meloni e compagnia cantante, che parlano alla pancia del popolo, inasprendo il mal contento per meri e gretti interessi di parte.

Ciò detto, è per lo meno suggestivo che i primi a pagarne le spese in uno stato di emergenza pandemica siano i luoghi della cultura, o forse “Niente di nuovo sul fronte occidentale”; è da sempre che la scure dei tagli si abbatte proprio nei luoghi predisposti al sapere, considerati non fondamentali, “semplicemente” ricreativi.

Anni fa un Ministro della Repubblica ebbe l’ardire di sostenere che “Con la cultura non si mangia”.

Niente di più sbagliato.

Nei teatri, nei cinema,

ci sono persone che lavorano,

che vivono di arte.

Non solo attori e musicisti, bensì maestranze e tutto un entourage che da sempre viene considerato alla stregua di un sotto bosco. Di qualcosa di possibilmente sacrificabile. Di qualcosa che non riveste un’importanza primaria. Il sipario può scendere senza corpo ferire.

Così non è: i corpi feriti ed umiliati sono quelli di artisti e maestranze che da circa 8 mesi non percepiscono stipendio. Non lavorano. Non esistono.

Il mondo dorato dello spettacolo non è solo quello patinato delle tv o di qualche nome altisonante. E’ un altro mondo fatto di impegno, studio, sacrificio e precarietà. E’ un mondo che già versava in acque non proprio sicure e che ora, causa pandemia, rischia di affogare.

Tante le proteste legittime di donne ed uomini del settore, di tutte quelle cittadine e tutti quei cittadini ancora convinti della necessità di salvare il comparto dello spettacolo.

protesta spettacolo

Emblematica la manifestazione svoltasi a Milano, con i bauli a terra, e mi viene in mente la bellissima canzone di De Gregori “ La valigia dell’attore”. In quella stessa valigia è racchiuso un mondo. Che non è un altro mondo è il nostro mondo.

Con la cultura non solo si mangia, perché essa stessa è un’industria e crea lavoro, ma ci si nutre.

Abbiamo bisogno tutte e tutti, non solo gli addetti ai lavori, di questo cibo per l’anima.

I teatri ed i cinema non sono luoghi ricreativi,

sono luoghi dove si esercita il pensiero.

Dove sopravvive il logos ed il sogno. Noi stessi siamo fatti della stessa materia dei sogni, scriveva Shakespare…

In un paese, l’Italia, che porta addosso i segni dell’imbarbarimento berlusconiano, del tragico ventennio sub culturale, popolato più che mai da nani e ballerini, chiudere i teatri rappresenta una sconfitta.

Per tutte. Per tutti.

E’ una storia già vista, già udita, già narrata da altri prima di me, anche senza alcuna pandemia in corso, questi non luoghi così essenziali per il nostro nutrimento interiore, sono stati sempre quelli più di altri a pagare le spese di ogni crisi.

Mancano soldi? Togliamo fondi all’industria dello spettacolo. C’è una pandemia? Chiudiamo i teatri. Nessuna crescita possibile per il paese Italia continuando su questa strada.

teatro sipario

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri, Signor Giuseppe Conte, da Milano a Cosenza, a gran voce l’Italia migliore Le chiede di non perpetuare politiche già attuate dai suoi predecessori, è la strada più facile quella che vede nella cultura il perfetto capro espiatorio.

Quello sacrificabile. Quello sul quale può scendere il sipario.

Si distingua, rialzi quel sipario.

L’Italia ha bisogno di qualcosa che vada ben oltre gli show del sabato sera.

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