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Legge Zan per combattere la discriminazione

In Italia c'è bisogno della legge Zan per combatte le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e l’identità di genere.
In Italia c'è bisogno della legge Zan per combatte le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Chi non sarebbe a favore di una legge che inequivocabilmente combatte la discriminazione e favorisce con ogni mezzo la cultura del rispetto e l’inclusione?

Forse nessuno che si proclami cittadino democratico, cittadino europeo, cittadino del mondo vorrebbe negare una legge di questo tipo.

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Purtroppo però lo scenario cambia se si aggiungono poche parole al testo; se una legge combatte le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e l’identità di genere è probabile che non tutti si schierino in suo favore ed è possibile che una legge siffatta sia stata approvata alla Camera ma ora sia ferma in Senato. Proprio questo sta succedendo in Italia alla legge Zan contro l’omofobia e in generale il mondo LGBT+.

Prendiamo posizione e promuoviamo la legge Zan

Personaggi pubblici come Fedez e lo chef Carlo Cracco che si espongono a favore della promozione di questa legge aiutano a veicolare un pensiero e una cultura che fatica ad attecchire in terra italiana.

Probabilmente qualcuno non sarà d’accordo che chi si occupa di cucina o di spettacolo dica la sua su questi temi. Ma allora chi dovrebbe parlare, esporsi, portare avanti le proprie opinioni?

Le leggi sono lo specchio della Nazione in cui si vive, si diffondono a partire dalle funzioni statali più alte fino ad arrivare a cascata fino alle scuole, alle strade, nelle case, nelle famiglie.

Sento come dovere morale quello di prendere una posizione, sia da semplice cittadino, sia da adulto consapevole, sia come personaggio pubblico, o come politico. Questo tipo di dibattito definisce il Paese in cui vogliamo vivere.

Un po’ di dati sull’Italia

Basta aprire Wikipedia se si vuol sapere che secondo Ilga Europe 2020, l’Italia si classifica 35º su 49 Paesi europei per quanto riguarda i diritti delle persone LGBT+, proprio a causa della mancanza di una legge specifica contro l’omobilesbotransfobia relativamente ai crimini e ai discorsi d’odio.

È dal 2006 che il Parlamento europeo richiede all’Italia di colmare questo vuoto legislativo e di esplicitare l’aggravante dell’odio omotransfobico in caso di aggressioni, in quanto attualmente gli atti omofobi vengono puniti in base ad altre norme di legge non specifiche.

L’ Eurobarometro 2015 sulla discriminazione mostra che quasi il 60% dei cittadini dell’UE ritiene che la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere sia diffusa.

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Tuttavia si può leggere sul sito ufficiale dell’Unione Europea che, sebbene il 71% dei cittadini dell’UE concordi sul fatto che le persone LGBTI+ dovrebbero avere gli stessi diritti delle persone eterosessuali, secondo uno studio dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (2013), il 47% delle persone LGBTI+ dichiara di essere stato discriminato o molestato nell’anno precedente l’indagine.

Le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI+) continuano a subire discriminazioni diffuse, incitamento all’odio e crimini ispirati dall’odio nell’Unione europea.

Cosa mi aspetto

Quello che mi aspetto e che auspico con forza è senz’altro che questa legge passi in Senato,

che ad appoggiarla non siano solo personaggi famosi come Fedez e Carlo Cracco

e che di questo aspetto civile non si parli solo nelle serie tv, dove ormai appartenere alla LGBT+ è una cosa diffusa ed accettata. Mi aspetto che dei diritti civili si parli nelle famiglie, nelle case, nelle scuole.

Mi aspetto che la scuola sia un ambiente protetto e che garantisca accessibilità. Questo significa che un ragazzo per esempio gay possa andare a scuola sentendo di essere al sicuro e di non essere discriminato per questo.

Mi aspetto che i professori, i presidi, le famiglie prendano posizione in merito. Ma realisticamente so benissimo che questo tema è delicato, espone troppo e spesso le categorie citate non svolgono un ruolo decisivo perché hanno paura di essere presi di mira loro stessi.

Come comportarsi, quindi?

Quali buone prassi potrebbero essere sperimentate da parte dei docenti e dei presidi, degli adulti insomma?

Facciamo un esempio concreto: davanti ad un insulto omofobo nella mia aula io ho diverse opportunità: posso far finta di niente, posso arrabbiarmi e punire, posso mettere a tacere e altre ancora.

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Proviamo a chiederci cosa accadrebbe se invece che, per esempio, ergere mura difensive attorno alla vittima o zittire il carnefice senza se e senza ma, noi provassimo a instillare anche un dubbio, una domanda; se provassimo la via del pensiero critico e non della verità calata dal cielo.

Che cosa accadrebbe se chiedessimo all’accusatore di spiegare il significato delle sue parole, di provare a capire da dove arriva la sua rabbia. E se chiedessimo alla vittima di provare a spiegare come l’ha fatta sentire l’insulto o la discriminazione?

Probabilmente il serio rischio che correremmo sarebbe di avere davanti a noi ragazzi pensanti, adolescenti consapevoli. Perché se dobbiamo difendere la vittima, allo stesso modo non possiamo dimenticarci del carnefice. Perché se lo Stato ha la competenza e il dovere di punire e sanzionare, la scuola, la società, la famiglia e in generale gli adulti hanno il dovere di educare.

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