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La lentezza: odio o amore?

La lentezza o la si odia o la si ama. Può essere snervante e frustrante oppure depurativa e benefica.
La lentezza o la si odia o la si ama. Può essere snervante e frustrante oppure depurativa e benefica.

2020: odio la lentezza

Odio la lentezza del viaggio in macchina imbottigliata nel traffico, lento ma talmente lento che a stento metto la seconda….

lentezza

Odio la lentezza di queste riunioni interminabili, in cui ci si perde a parlare di niente, ci si dilunga in convenevoli e si fatica ad arrivare al dunque.

Odio la lentezza di un lavoro interminabile, fatto di inserimento di numeri in piccole celle elettroniche che, messe insieme in una tabella, danno altri numeri.

Odio la lentezza dello scorrere del giorno e la velocità della notte… che quando sei stanca ti sembra di non dormire mai abbastanza e che le ore libere siano sempre troppo poche rispetto a quelle lavorative; che poi a dirla tutta di ore libere nel vero senso della parola non se ne vede neanche l’ombra.

2021: amo la lentezza

Amo la lentezza delle ore del mattino seduta al tavolo della cucina a fare colazione… che non c’è fretta tanto non devi metterti in macchina perché l’ufficio è nell’altra stanza.

Amo la lentezza delle ore dopo le 17.30 quando stacchi il pc e sei già a casa, e non ci sono attività dove correre a portare le figlie, riunioni con i professori a cui arrivare in orario, strade trafficate da attraversare per tornare a casa… a casa ci sei già.

Amo la lentezza dei fine settimana, perchè non ci sono impegni, gite, aperitivi, matrimoni, battesimi a cui presenziare.

lentezza

Amo la lentezza delle nuvole quando si spostano nel cielo incuranti di tutti noi qui sotto, piccoli e insignificanti.

Amo la lentezza di una telefonata ad un’amica che non vedo da troppo tempo che può durare anche un’ora, una lunga, lenta e densissima ora.

Quindi cos’è la lentezza?

Qualcosa da amare a prescindere?

Qualcosa da odiare perché anacronistica?

In questo periodo molti elogiano questa qualità tessendone le lodi e decantandone le virtù, tuttavia, io credo davvero che a volte la lentezza possa essere odiosa, snervante, frustrante.

Etimologicamente la parola lento deriva dal latino Lentus che è il participio passato di Lenìre cioè render molle, far arrendere, con il significato di pieghevole, flessibile. Il significato metaforico morale significa non sollecito, indolente, tardo, pigro (cit. dizionario etimologico on line).

Partendo da questa definizione in effetti il termine viene in qualche modo svilito.

Ma nella vita non si parla solo di termini, di parole, di etimologia; quindi se vogliamo trovarne il significato dobbiamo andare più in profondità.

Seppur partendo con uno svilimento della lentezza in questo articolo resto egualmente convinta che possa essere depurativa, benefica e rigenerante.

lentezza

Non posso fare a meno di pensare: quante cose ci vengono meglio se le facciamo lentamente?

Provate a fare un elenco mentale e capirete a cosa mi riferisco.

Mangiare, respirare, parlare, camminare, parlare al nostro partner, guardare che, addirittura, se fatto con lentezza cambia proprio azione e diventa osservare.

Dove ci porta quindi la lentezza? In profondità.

Come mai tutti la lodano ma pochi la perseguono?

Perché richiede fatica? Richiede nuove abitudini? Ci chiede di mettere il freno a mano?

Sembra una banalità dire che tutto questo è inconciliabile con il ritmo del nostro tempo, con la frenesia della nostra epoca, con la velocità supersonica delle comunicazioni social. In effetti stride abbastanza con tutto ciò ma allo stesso tempo sembra un velo che se fatto calare su molte delle nostre abitudini possa avere il potere di riparare e portare benessere.

Può essere che la lentezza sia solo una chimera? Un’utopia?

Come fare per toglierci il dubbio.

lentezza

Propongo un esercizio di pratica: facciamo un elenco delle azioni che svolgiamo durante la giornata, anche quelle che facciamo contemporaneamente ad altre. Scegliamone una o due al massimo e domani proviamo a svolgere la stessa azione con lentezza. Proviamo ad osservare il nostro corpo, i nostri movimenti, le nostre sensazioni fisiche e mentali mentre facciamo quella cosa. Assaporiamo il momento in cui siamo immersi nell’azione.

Come stiamo? Di solito come ci comportiamo nella stessa situazione? Sentiamo rigidità fisiche, oppure altri pensieri che invadono la nostra testa? Proviamo a farci queste domande e vediamo che effetto hanno su di noi, sulla nostra giornata, sull’azione stessa. Chiediamoci se la facciamo meglio, se ci piace dedicarle tempo e lentezza. Capiamo se troviamo beneficio nella concentrazione.

Solo noi abbiamo questo tipo di risposte, solo così possiamo conoscere meglio la lentezza e provare a capire se fa per noi.

Se è amore, o se è odio!

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