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Maschere e mascherine, dinamiche in contrasto

Ognuno di noi avverte una dicotomia tra ciò che siamo e ciò che il contesto sociale richiede: siamo maschere o mascherine?
Ognuno di noi avverte una dicotomia tra ciò che siamo e ciò che il contesto sociale richiede: siamo maschere o mascherine?

Maschere e mascherine. Essere o apparire.

maschere

Ognuno di noi avverte costantemente questa dicotomia, tra ciò che siamo e ciò che il contesto sociale richiede e stabilisce.

Il concetto di Persona

Per comprendere meglio l’essere umano calato nella sua dimensione reale è interessante analizzare il concetto di persona .

Persona è una di quelle parole chiave della nostra società che accompagnano la storia delle idee lungo diverse direzioni: dal greco antico ” pros-opon “ ( posto di fronte) al latino ”personare” ( per- = attraverso + sonare = risuonare ), il significato si rivolge al volto artificiale, alla maschera dell’attore, alla risonanza della voce attraverso la maschera.

I significati posteriori caricano il concetto di una forma ancora più strutturata, ad esempio la ”persona giuridica”, ovvero l’essere umano singolo in quanto portatore di diritti.

Poi il concetto si estende e si articola nel corpus del sapere filosofico e religioso. 

Persona è dunque insieme cittadino e anima, maschera, ruolo, individuo, coscienza.

Non si può prescindere dalla totalità della sua dimensione.

Un individuo non è una persona se non contestualizzato nel suo habitat familiare, culturale e religioso.

Ciò significa che ciascuno di noi è avvolto da questa veste fittizia dietro la quale vi è una realtà differente e ignota non solo “agli altri” ma soprattutto a “sé stessi”.

maschere

È in questa direzione che Jung riconosce la relazione di interdipendenza tra società e soggetto quando sostiene che il vocabolo “persona” si riferisca a:

“(…) una maschera dello spirito collettivo, una maschera che cela l’individualità”.

Non si discosta molto il sociologo Erving Goffman:

 la libertà individuale è un’utopia e la vita quotidiana dell’essere umano è scandita come una performance teatrale dove ognuno di noi non può fare a meno di interpretare una parte, complementare a quella di tutti gli altri individui con cui interagiamo”.

Secondo il sociologo statunitense ognuno vive in un mondo in cui tutti, nessuno escluso, recita una parte adattandosi alla cultura e al periodo storico.

L’individualità viene assorbita completamente da una visione globalizzante di una società conformista.

Tutti per essere accettati si adeguano alle regole della società che ti impone in termini di stile di vita.

Nella società attuale, in tempi di Covid, quanto ci discostiamo da tale immagine?

In realtà in questo preciso momento storico stiamo vivendo un processo di globalizzazione di comportamenti, attraverso il quale l’individuo perde la sua autonomia di azione, ma allo stesso tempo la pandemia ha portato a nascondersi dietro “maschere artificiali di buon senso”.

Indossare la mascherina ci permette di salvaguardare l’essere umano dal punto di vista clinico. E qui il processo di globalizzazione è evidente.

Ma allo stesso tempo sta allontanando l’essenza umana dalla sua immagine sociale.

Ogni strumento di protezione, che sia la mascherina chirurgica, o la Fpp2, ha ormai un potere di annullamento delle maschere sociali, creando una barriera tra l’io e gli altri e pertanto annienta la rappresentazione sociale con cui eravamo abituati a vivere.

Laddove ogni relazione sociale è sospesa, laddove ogni relazione economica è danneggiata, quanto le maschere sociali abbiano ancora un senso e un fine?

Direi che la storia degli ultimi mesi ci sta insegnando come il concetto di persona sia cambiato.

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Non più un contrasto continuo tra l’essere e apparire, ma una necessità di salvaguardare l’essenza individuale e poco interesse a conformarsi ad uno stile condiviso di vita.

Riscontro personalmente una rivalsa dell’io individuale a dispetto di ogni imposizione sociale.

Io indosso la mascherina, ma non accetto più l’idea di conformarmi ad una visione fittizia dell’essere umano.

L’Io prevale sull’Io sociale.

L’Io deve salvarsi e lo può fare attraverso un processo di mutazione nei confronti dell’altro, rispettando sé stesso in primis e il contesto in cui vive.

Forse il cambiamento individuale deve partire proprio da qui. 

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Francesca Barbagiovanni
Sociologa ed esperta di comunicazione no profit. Ha condiviso la maggior parte della sua vita lavorativa con il terzo settore, coordinando attività socio-educative e progettando ambiti di intervento di integrazione sociale e lavorativa di minori e adulti svantaggiati. Tra le esperienze di maggior rilievo: coordinatore di attività socio-educative ed educatore professionale nell’ambito del centro diurno socio-educativo per disabili il Pineto (art.60 l.reg.2007) nella città di Trani Formatore di comunicazione nella relazione di aiuto con utenti disabili nell’ambito del progetto di Formazione csv 2014 dal titolo ”disabili e sessualita’ …un amore impossibile? Attività di monitoraggio ed intervento, in qualità di orientatore di famiglie in difficoltà, in collaborazione con i servizi sociali del comune di Trani . Saggista del “Terzo settore e il concetto di rete: costruzione sociale di un modello condiviso”, inserito nel volume Noi pubblicamente- edito da pensa multimedia-febbraio 2013 Moderatore di focus group su famiglia e disabilità nell'ambito di progetti della regione Puglia- associazionismo familiare 2009 E per concludere studio e monitoraggio delle famiglie nell'ambito del Censimento permanente della popolazione.