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Shameless: come sopravvivere alla vita

Da poco è uscita l'undicesima stagione di Shameless e, se non la avete mai vista, è giunto il momento di buttarvi nella mischia.
Da poco è uscita l'undicesima stagione di Shameless e, se non la avete mai vista, è giunto il momento di buttarvi nella mischia.

Da poco è uscita l’undicesima stagione di Shameless e, se non lo avete mai vista, è giunto il momento di buttarvi nella mischia.

Una delle serie tv più dissacranti, irriverenti, confrontanti e politicamente scorrette degli ultimi anni.

Shameless è tutto questo e molto altro.

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Potremmo definirla un inno alla vita perché, alla fine di tutto, anche con le difficoltà e gli schiaffi che ci dà abbiamo solo questa.

Shameless, che significa “senza vergogna”, è la storia di una famiglia disfunzionale che proprio senza vergogna trova tutte le strategie per sopravvivere a qualunque costo.

Shameless è un inno alla diversità

La trama, senza spoiler, è semplice: sopravvivere con ogni mezzo necessario.

La caratterizzazione dei personaggi è uno dei grandi punti di forza di questa serie tv.

La famiglia Gallagher è la rappresentazione allegorica della disfunzionalità familiare del nuovo millennio.

Una volta c’erano i Simpson che rappresentavano la famiglia americana media, ora, cambiando i tempi, è cambiata anche la sua composizione.

I Simpson raccontavano di una famiglia della classe media, dove i ruoli erano ben definiti:

  • il padre lavora per tutta la famiglia e si ubriaca al bar con gli amici
  • la madre fa la casalinga depressa
  • il figlio è un criminale in erba
  • la figlia è il genio non compreso e forse nato nella famiglia sbagliata
  • la piccola soffre di un mutismo preoccupante
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Con Shameless abbiamo invece un cambio di rotta non da poco:

Frank, il padre, è lo stereotipò dell’uomo che vive fuori dal sistema. Ubriacone e tossico, anaffettivo per la sua sopravvivenza e presente per orgoglio.

Fiona, la sorella maggiore, tira avanti la baracca fino a che la vita gli presenta il conto, poi inizia a prendere strade familiari conosciute.

E poi abbiamo gli altri cinque fratelli che si muovono nel mondo tra tossicodipendenza, schizofrenia, alcolismo, violenza e una meravigliosa voglia di vivere.

La cosa meravigliosa è la capacità di sopravvivere di questa famiglia che, contro tutti e tutto, decide di non mollare e andare avanti.

Sono tutti diversi e per questo sono tutti magnifiche rappresentazioni dell’uomo moderno, perso tra quello che vorrebbe essere e quello che la vita lo porta ad essere.

Shameless non è per tutti

Questa serie non è per i cuori deboli.

Qui non troverete serenità ed agio, ma una costante messa alla prova con le vostre idee.

Perché la grandiosità di questa serie tv è la capacità di immergervi dentro una vita che vi prenderà a schiaffi dall’inizio alla fine.

Sicuramente non è una serie per ragazzi, perché la scelta artistica (che mi trova assolutamente d’accordo) è quella di rappresentare le botte della vita per quello che sono.

Quindi preparatevi a scene di sesso, droga e rock and roll.

Preparatevi a interrogarvi e a mettere in discussione le vostre idee.

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Questa serie non è per tutti, perché è più confrontante di quello che si può pensare.

Se non sopportate l’aridità di una vita passata in un ghetto, dove ogni mezzo diventa necessario alla sopravvivenza, lasciate stare il telecomando, non fa per voi.

Se, invece, volte assistere ad una prova di sopravvivenza moderna prego cercate gli episodi di questa serie, mettetevi comodi e godetevi lo spettacolo.

E poi applausi applausi per lo sceneggiatore, perché finalmente abbiamo qualcuno che non si è fatto comprare dal Dio denaro e ha deciso di seguire la sua strada.

Visto che siamo all’undicesima stagione direi che ha vinto la sua scommessa.

Chiudo questa recensione con la speranza di avervi incuriosito e, se le mie parole non sono bastate, godetevi la sigla della prima stagione; dove in un minuto potete osservare tutti i temi che verranno affrontati.

Buona visione!

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Michele Quadernucci
Laureato in Sviluppo economico, Cooperazione internazionale e Gestione dei conflitti presso l’Università degli Studi di Firenze, ha ampliato le sue competenze con un diploma triennale di Counseling psicosomatico ad indirizzo comunicativo, olistico, integrato. Ha proseguito le sue formazioni nel campo della formazione e del benessere ottenendo l’Internazional NLP Coaching Certification di Grinder, Bostic e Frausin e diventando formatore nell’uso delle LifeSkills. Lavora per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva nel contesto educativo e formativo, usando la gestione dello stress e delle emozioni come base per una didattica innovativa; negli anni ha sviluppato modelli di lavoro sulle emozioni e sulla didattica legati alle LifeSkills e all’intelligenza emotiva, che permettono di ottenere risultati eccellenti, ecologici e ripetibili.