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Capodanno, quando l’individualismo soffoca il senso della collettività

Il capodanno pre-covid era festeggiamenti, balli e brindisi, ma quanto siamo disposti a rischiare per un pò di vecchia normalità?
Il capodanno pre-covid era festeggiamenti, balli e brindisi, ma quanto siamo disposti a rischiare per un pò di vecchia normalità?

Capodanno è festeggiamenti, balli e brindisi, ma quanto siamo disposti a rischiare per ottenerli?

“Abbiamo organizzato un pranzo che si è protratto a lungo per i nostri ospiti fino a sera e qualcuno, a causa di qualche bicchiere di troppo, ha esagerato”. 

Così tenta di giustificarsi Ivan Favalli, il direttore della ormai famosa struttura di lusso di Padenghe sul Garda, nel Bresciano; che ha pensato bene di ovviare ai divieti imposti dal decreto di Natale, organizzando un pranzo di Capodanno senza limiti di orario.

Il problema è che i commensali hanno approfittato per festeggiare, in anticipo, l’arrivo del nuovo anno, senza farsi mancare nulla: balli, abbracci e brindisi tutti rigorosamente senza mascherina.

capodanno

Capodanno – vecchie abitudini

E le precauzioni?

C’erano, ma di certo non riguardavano il Covid, bensì la garanzia a un malsano divertimento.

Erano ben scritte su un foglio appoggiato su ogni tavolo: niente foto o video da postare sui social. Così nessuno avrebbe passato i guai.

Secondo il direttore Favalli tutto era in regola; il pranzo in base al DPCM poteva essere organizzato; la cena non ci sarebbe stata perché proibita, al limite servita in camera. 

Ma d’altronde non era necessario visto che il banchetto si è ben dilungato fino al tardo pomeriggio.

La festa era ormai cominciata e molte sono le immagini che ritraggono i clienti del resort a proseguire il divertimento nei giardini delle proprie camere. Insomma un Capodanno a regola d’arte, senza limiti e senza orario.

Come è finita la serata?

Con una multa.

Questo ci fa piacere! Almeno l’ ammenda prevista è stata applicata!

Tutti i 126 ospiti del resort presenti dovranno pagare 400 euro a testa.

Certo per chi si poteva permettere un alloggio al resort, le 400 euro sono più che un supplemento di fronte ad un Capodanno da brivido.

Ciò che mi spaventa di più, non è tanto la stoltezza di questi 126 clienti che hanno voluto giocare d’azzardo contro il Virus, ma la persistenza di chi , come il direttore dell’hotel,vuole a tutti i costi giustificare il proprio comportamento e quello dei suoi ospiti, minimizzando notevolmente la portata del danno sociale che è stato causato.

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Un danno sociale che riguarda tutti

Un danno sociale che riguarda questi aspetti:

1 – innanzitutto il voler infrangere senza remore le regole collettive, che nel caso odierno si trattano di vere e proprie norme da rispettare.

2 – Cio’ evidenzia una visione egocentrica del proprio operato senza valutare rischi sulla collettività.

3 – Tutto ciò che importa è il proprio interesse personale: in questo caso a livello economico quello del direttore del resort, a livello puramente goliardico quello dei clienti.

4 – La collettività vista come un ostacolo, non come un ancora di salvezza.

Ciò che conta è il puro benessere personale, che sia dovuto al divertimento o quant’ altro.

Potrei continuare ad elencare tutti gli aspetti che inficiano la rilevanza della collettività, però credo che sia ancora più importante sottolineare che l’attuale emergenza coronavirus pone davanti a noi una grande sfida: quella dell’abbandono del nostro individualismo.

Un egoismo che ci porta stupidamente a scappare da una zona rossa o a credere che in fondo non siamo certo noi a propagare l’infezione se tanto non ci siamo lavati le mani.

Quell’individualismo che superficialmente crediamo innocuo ma che in realtà danneggia i più deboli e, alla lunga, potrebbe danneggiare noi stessi. In queste settimane siamo chiamati tutti a qualche rinuncia, che può essere dolorosa e in molti casi difficile da accettare, anche economicamente, nell’interesse della collettività. 

La conoscenza è il mezzo migliore che abbiamo per affrontare la situazione attuale.

Lo stare in casa quando non si sta bene, evitare i luoghi affollati,quindi feste o pranzi collettivi, l’igiene delle mani e le politiche di smart-working sono tutte piccole azioni che possono concorrere ad evitare conseguenze ben più gravi degli attuali disagi.

Quello di cui abbiamo bisogno oggi è innanzitutto un vaccino contro l’individualismo, che sviluppi gli anticorpi per fronteggiare questa emergenza con spirito di solidarietà e altruismo. 

Poi forse il vaccino chimico, che sia Pfizer o Moderna, avrà i suoi effetti sperati sulla collettività.

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Francesca Barbagiovanni
Sociologa ed esperta di comunicazione no profit. Ha condiviso la maggior parte della sua vita lavorativa con il terzo settore, coordinando attività socio-educative e progettando ambiti di intervento di integrazione sociale e lavorativa di minori e adulti svantaggiati. Tra le esperienze di maggior rilievo: coordinatore di attività socio-educative ed educatore professionale nell’ambito del centro diurno socio-educativo per disabili il Pineto (art.60 l.reg.2007) nella città di Trani Formatore di comunicazione nella relazione di aiuto con utenti disabili nell’ambito del progetto di Formazione csv 2014 dal titolo ”disabili e sessualita’ …un amore impossibile? Attività di monitoraggio ed intervento, in qualità di orientatore di famiglie in difficoltà, in collaborazione con i servizi sociali del comune di Trani . Saggista del “Terzo settore e il concetto di rete: costruzione sociale di un modello condiviso”, inserito nel volume Noi pubblicamente- edito da pensa multimedia-febbraio 2013 Moderatore di focus group su famiglia e disabilità nell'ambito di progetti della regione Puglia- associazionismo familiare 2009 E per concludere studio e monitoraggio delle famiglie nell'ambito del Censimento permanente della popolazione.