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Trump: il ruggito del coniglio

Per Trump le elezioni USA 2020 sono finite nel peggiore dei modi: ha perso! Noi abbiamo schivato un proiettile bello grosso.
Per Trump le elezioni USA 2020 sono finite nel peggiore dei modi: ha perso! Noi abbiamo schivato un proiettile bello grosso.

Per Trump le elezioni USA 2020 sono finite nel peggiore dei modi, ha perso!

Per molti di noi, quelli che credono nel dialogo e non nello scontro, per chi crede nel rispetto e non nella discriminazione, per chi crede nella scienza e non nel complottismo, invece, sono andate bene; perché ha perso!

Abbiamo schivato un proiettile bello grosso, che in questi quattro anni ha fatto veramente troppi danni; certo, Biden non sarà sicuramente il miglior Presidente americano possibile, ma per essere meglio del lampadato imprenditore ci vuole poco!

arancia trump

Perdere è una cosa per Trump inconcepibile, un affronto alla sua “genialità politica”; ha sempre detto di essere scomodo perché faceva parlare la pancia degli americani, quindi se ha perso è solo perché è stato messo in atto un complotto.

O come lo direbbe lui “brogli e frodi, se contiamo i voti legali ho vinto io” oppure la sempre classica “mi stanno rubando le elezioni”.

Ecco, a questo punto serve una piccola analisi della sua comunicazione.

Comportamento o reazione?

Le opzioni per comprendere il comportamento di Trump sono due:

da una parte possiamo pensare che sia una strategia politica, basata sul fomentare una base violenta, complottista ed ignorante, che non aspettava altre parole per scatenare la propria insoddisfazione.

Dall’altra possiamo pensare che queste dichiarazioni siano lo specchio del vero pensiero del Tycoon, cosa che sarebbe molto più grave, perchè ci racconterebbero una persona con un complesso di autorità bello grosso.

Ok, proviamo ad analizzarle entrambe… così, giusto per farci un idea di chi ha governato l’America (e quindi anche noi di riflesso) negli ultimi quattro anni.

Urlare al complotto, ai brogli elettorali, agli scandali politici ha sicuramente una funzione politica cioè quella di creare dubbi sul processo elettorale per screditarlo. 

pupazzetto trump

Con questa strategia si cerca di spostare l’attenzione dei cittadini dall’andamento del voto elettorale per gettare dubbi tra gli indecisi e per fomentare la propria base elettorale, che nel caso di Trump non aspettava altro che questo. 

Possiamo osservare come abbia usato questa strategia sia nei giorni prima del voto che durante la prima notte di scrutini; dove davanti agli exit poll o ai pochi voti scrutinati Trump ha cercato di fare una mossa politica molto subdola, attribuendosi la vittoria e instillando il dubbio di elezioni truccate.

Cioè, per capirsi, ha detto una cosa della serie “i dati che ho in mano dicono che ho vinto, se domani non sarà così vorrà dire che ci sono stati brogli elettorali contro di me”.

Questa dichiarazione è stata la base per tutto il suo comportamento politico nei giorni successivi e sarà anche la base dei prossimi mesi purtroppo.

Trump, tra strategia e violenza

Questo tipo di affermazioni non hanno altra funzione se non quella di confondere gli elettori e alzare i toni dello scontro; una persona normale davanti alle parole del presidente, metterà in discussione, almeno in un primo momento, il processo democratico. 

Un sostenitore di Trump, uno di quelli che sicuramente non fà del dialogo e del confronto un suo punto di forza, avrà la certezza che:

la “lobby di sinistra, che ha creato il virus, beve sangue di bambini e impianta chip nel cervello con le scie chimiche e il 5G” sta facendo di tutto per far tacere un illuminato che li ha smascherati. 

Il problema è che molte di queste persone sono scese in piazza armate e si sono verificati molti episodi abbastanza inquietanti:

tipo i due geni che, per fermare il conteggio dei voti in uno degli Stati in bilico tra i due candidati, si sono diretti armati fino ai denti verso uno dei centri di controllo elettorale; per fortuna sono stati fermati subito dall’FBI, altrimenti avremmo parlato di tutta un’altra storia oggi.

La seconda ipotesi del comportamento di Trump è ancora più pericolosa, perché mette in evidenza che si tratti di una persona non strategica ma realmente convinta del suo diritto divino di governare gli americani.

E quindi…?

Sinceramente propendo per la prima, ma devo dire che le ultime mosse del Tycoon mi stanno facendo cambiare idea.

Oltre al fatto ridicolo di non voler riconoscere la sconfitta, anche davanti all’evidenza, continuando a ripetere che “abbiamo ancora possibilità di vincere”, cosa non vera visto che la matematica non è un opinione.

Troviamo una serie di comportamenti e dichiarazioni molto inquietanti, tipo il fatto che quando gli hanno comunicato che aveva perso (dopo tre giorni che era sempre in svantaggio e che stava perdendo uno Stato dopo l’altro) è rimasto sconvolto.

trump

… ma che davvero??

Cioè se io vedo la spia della benzina che segna la riserva, non posso far finta di nulla sperando che magicamente si ricarichi mentre guido su e giù per la città. 

O, per fare un po’ di polemica, se vado in giro senza mascherina, non rispetto le norme igienico sanitarie, continuo a fare la vita sociale di sempre, prima o poi il covid lo becco e poi non posso lamentarmi del governo che non stà facendo le cose per tutelarmi.

Trump contro tutti, anche sé stesso

Una cosa accomuna le due possibili analisi del comportamento dell’Ex Presidente americano: la pericolosa presa che ha su una fetta della popolazione americana che è violenta, razzista e complottista.

Non è da sottovalutare questo perché, più che quello che potrebbe fare lui, che io personalmente vedo essere l’ultimo atto di qualcuno che sente sfuggirgli dalle mani il potere, mi preoccupano i suoi seguaci.

Trump in questi giorni vive in uno stato di negazionismo cronico, non accetta la sconfitta, urla al complotto e prepara gli avvocati; che secondo me non sono molto contenti di mettersi a fare figuracce.

Chi gli sta intorno o lo ha abbandonato o cerca di farlo ragionare senza troppi risulti ovviamente.

volantino trump

Come un coniglio che ruggisce per spaventare chi gli sta davanti, il Tycoon dovrebbe capire che più che spaventare fa quasi tenerezza, come un vecchietto sempre incazzoso che se la prende con i ragazzini che giocano a pallone.

E, come sappiamo bene, con questi vecchietti irosi non ha senso mettersi a discutere, ma serve farli sfogare dentro i loro sogni complottistici, perché alla fine smetteranno di parlare annoiati dalla loro stessa voce.  

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Michele Quadernucci
Laureato in Sviluppo economico, Cooperazione internazionale e Gestione dei conflitti presso l’Università degli Studi di Firenze, ha ampliato le sue competenze con un diploma triennale di Counseling psicosomatico ad indirizzo comunicativo, olistico, integrato. Ha proseguito le sue formazioni nel campo della formazione e del benessere ottenendo l’Internazional NLP Coaching Certification di Grinder, Bostic e Frausin e diventando formatore nell’uso delle LifeSkills. Lavora per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva nel contesto educativo e formativo, usando la gestione dello stress e delle emozioni come base per una didattica innovativa; negli anni ha sviluppato modelli di lavoro sulle emozioni e sulla didattica legati alle LifeSkills e all’intelligenza emotiva, che permettono di ottenere risultati eccellenti, ecologici e ripetibili.