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USA: fake news contro la democrazia

Che il sistema elettorale USA non sia semplice lo sapevamo; colpisce sempre però vedere quanto una democrazia sia realmente sottomessa all’informazione, vera o finta che sia.
Che il sistema elettorale USA non sia semplice lo sapevamo; colpisce sempre però vedere quanto una democrazia sia realmente sottomessa all’informazione, vera o finta che sia.

Due giorni fa sono iniziate le elezioni negli USA e, quando una superpotenza cambia o meno faccia, tutti tratteniamo il fiato.

Avrei preferito scrivere questo articolo con dati più definitivi.

Auspicavo elezioni basate sulla democrazia. 

E invece, come spesso accade quando di mezzo c’è Trump, assistiamo ancora al dilagare delle fake news come forma di informazione.

usa trump
la cnn ha scritto durante il discorso di Trump che quello che stava dicendo non era supportato da nessuna realtà

Che il sistema elettorale USA non sia semplice lo sapevamo; colpisce sempre però vedere quanto una democrazia sia realmente sottomessa all’informazione, vera o finta che sia. 

In queste ore incerte, dove non è chiaro chi potrebbe diventare il presidente degli USA per i prossimi 4 anni, una cosa certa la stiamo vedendo:

Per Trump, il concetto di democrazia è molto malleabile e soprattutto molto personale.

Ne ho viste di elezioni, perché sono un appassionato di politica;

Ho seguito tante campagne elettorali, perché sono uno studioso di comunicazione;

Ne ho analizzate tante di dichiarazioni, perché mi occupo di emozioni e conflitti,

Ma questa tornata elettorale stà battendo tutti i record!

ELEZIONI USA = COMPLESSITA’ ALLO STATO PURO

Il sistema elettorale americano è veramente complesso e, per comprenderlo, dobbiamo osservare vari gradi di analisi.

Prima di tutto ricordiamoci che si tratta di una confederazione di stati, che comprende circa 328 milioni di abitanti; e per portare tutti a votare ovviamente serve un impianto bello impegnativo.

Ricordiamoci poi che l’elezione del presidente degli USA non è decretata dal voto popolare, ma dai “grandi elettori”, che sono più o meno il peso che ogni stato ha all’interno del sistema americano.

Quindi, come spesso è accaduto, puoi avere il consenso popolare, ma se non prendi i grandi elettori alla casa bianca non entri.

Altra cosa da tener conto è il fatto che ogni singolo stato ha una modalità elettorale diversa, quindi ottenere un dato unico diventa molto laborioso.

In ultima analisi aggiungiamo anche che negli Stati Uniti è possibile votare anche per posta; ad esempio, quest’anno circa 70 milioni di persone hanno usato questo mezzo. Ora capite che per validare quei voti serve ancora più tempo. 

usa stazione di voto

FAKE NEWS VS INFORMAZIONE

Se nella complessità del voto americano aggiungiamo anche un personaggio come Donald Trump, che ha fatto della disinformazione e delle fake news il suo modello politico preferito, il caos è dietro l’angolo.

Come detto io mi occupo di comunicazione e gestione dei conflitti, e quello a cui stiamo assistendo voglio analizzarlo attraverso questi indicatori.

La comunicazione

A poche ore dall’inizio degli scrutini dei voti assistiamo subito a qualcosa che ci ha fatto capire che sarebbero state elezioni lunghe, diverse e potenzialmente pericolose; i due candidati hanno parlato e fatto dichiarazioni, cosa che non era quasi mai successa.

Trump ha parlato dalla casa bianca e già qui abbiamo il primo  strumento comunicativo da analizzare.

Questa cosa non era mai successa perchè, da tradizione, i due sfidanti aspettano lo scrutinio dei voti nelle loro sedi di partito o nei luoghi scelti come base della loro campagna elettorale.

Il fatto che il presidente in carica segua lo scrutinio dall’edificio simbolo della presidenza, a livello comunicativo fa emergere la sua sicurezza sulla ricandidatura..

O forse la sua paura per una sconfitta, che sarebbe come dire “io da questa casa non me ne vado, che vi piaccia o meno”

Altra cosa importante a livello comunicativo sono stati i discorsi fatti dai due candidati, perchè da come sono stati impostati si comprende bene la strategia politica usata.

Biden in tutti i discorsi ha puntato spesso sulla fiducia di una vittoria finale, consapevole che questa potrebbe arrivare sul filo del rasoio, e quindi solo quando saranno contati tutti i voti.

usa per la democrazia

PS. mentre scrivo arrivano i dati della Georgia e della Pennsylvania, che vedono una rimonta di Biden su Trump proprio verso la fine degli scrutini.

Inoltre abbiamo visto un Biden tatticamente intelligente, non ha fatto dichiarazioni che potevano essere smentite e ha parlato di realtà solo nei territori dove il voto si è concluso.

Questa forma comunicativa trasmette fiducia e sembra spostare l’attenzione dal candidato al processo decisionale, cosa molto diversa da quella fatta dal suo avversario.

Trump contro tutti (anche gli usa)

Trump invece ha costruito una comunicazione aggressiva e focalizzata non sui risultati ottenuti ma quelli previsti, e se guardiamo i discorsi fatti se ne comprende anche il probabile intento.

Poco dopo l’inizio degli scrutini, quando arrivavano i primi dati che non assegnavano a Trump la vittoria schiacciante sperata, la sua comunicazione è stata funzionale alla sua strategia.

Ha esordito dicendo che si stava manifestando una vittoria di misura (cosa non vera) per poi proseguire con accuse varie di brogli nel caso questo non avvenisse.

Vedete la genialità del male, a livello comunicativo intendo

Io inizio a dire che sono il vincitore, perchè i dati ora dicono questo; se poi durante gli scrutini questo cambia aggiungo subito che si tratta di una frode, così sono coerente a livello comunicativo qualsiasi sia il risultato del voto.

Gestione dei conflitti

Un’elezione democratica rappresenta sempre un momento non privo di tensioni sociali, anche perchè ci saranno sempre sezioni della popolazione scontente dal risultato finale.

Gli USA, per la loro conformazione civile e sociale, sono stati teatro, anche ultimamente, di scontri violenti.

Spesso abbiamo visto parti della popolazione invocare diritti o manifestare il proprio pensiero anche in forme molto violente, che potrebbero rasentare l’insurrezione politica (come per esempio le manifestazioni dei Proud Boys – i nazisti per trump per capirsi).

Proprio per questa natura molto complessa del tessuto sociale americano, la notte delle elezioni, il perdente putativo ha sempre riconosciuto la sconfitta con l’intento di contenere la possibile escalation del conflitto.

Questo non stà succedendo in questa elezione e il rischio di forti tensioni non è assolutamente da escludere.

Se poi a tutto questo aggiungiamo un presidente, che ha sempre strizzato l’occhio agli estremisti bianchi americani il rischio aumenta in modo esponenziale.

A questo punto in democrazia, uno si aspetterebbe di sentire parole che spengono le proteste, non che le infiammano.

E invece abbiamo assistito a tutt’altro 

Trump, in più occasioni, ha urlato al complotto, alla truffa, alla frode elettorale, screditando il voto e soprattutto rifiutandosi di riconoscere i risultati elettorali.

Tutto questo sostenuto da informazioni non veritiere, delle fake news per capirsi

RIFLESSIONI SUL VOTO USA E NON SOLO

A prescindere dal risultato finale una democrazia dovrebbe essere supportata sempre dai suoi rappresentanti.

Una democrazia non ha bisogno di agitatori sociali che antepongono i propri diritti a quelli della nazione

Nel 2020 non possiamo accettare che politici usino le fake news come mezzo di propaganda per mantenere o destabilizzare il potere

In un momento come questo, dove una pandemia sta letteralmente mettendo in ginocchio l’intero pianeta abbiamo bisogno di unità non di divisione o negazionismo

I politici hanno il dovere di mantenere le tensioni civili sotto controllo ed evitare in tutti i modi possibili di aizzare il fuoco delle proteste

I totalitarismi sono nati sempre da politici che usavano la democrazia per arrivare al potere per poi disconoscerla una volta preso e la comunicazione violenta è sempre stata un’arma molto usata.

La comunicazione è uno strumento e a seconda di come si usa può generare diversi effetti

Conoscere, comprendere e saper gestire la comunicazione propria e altrui ci permette di difendere i principi su cui le democrazie si fondano.

Perchè ricordatevi che per far scattare una guerra bastano poche parole d’odio, esattamente come servono poche parole d’amore per far prevalere la LIBERTà.

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Michele Quadernucci
Laureato in Sviluppo economico, Cooperazione internazionale e Gestione dei conflitti presso l’Università degli Studi di Firenze, ha ampliato le sue competenze con un diploma triennale di Counseling psicosomatico ad indirizzo comunicativo, olistico, integrato. Ha proseguito le sue formazioni nel campo della formazione e del benessere ottenendo l’Internazional NLP Coaching Certification di Grinder, Bostic e Frausin e diventando formatore nell’uso delle LifeSkills. Lavora per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva nel contesto educativo e formativo, usando la gestione dello stress e delle emozioni come base per una didattica innovativa; negli anni ha sviluppato modelli di lavoro sulle emozioni e sulla didattica legati alle LifeSkills e all’intelligenza emotiva, che permettono di ottenere risultati eccellenti, ecologici e ripetibili.