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Il cibo sprecato ci toglie umanità

Il cibo che scartiamo è cosi tanto che basterebbe a sfamare tutti quelli che soffrono la fame, per almeno un anno!
Il cibo che scartiamo è cosi tanto che basterebbe a sfamare tutti quelli che soffrono la fame, per almeno un anno!

Tutti gli scarti alimentari, che non consideriamo cibo, sono molti di più di quanto potremmo immaginare.

Il cibo che scartiamo è cosi tanto che basterebbe a sfamare tutti quelli che soffrono la fame, per almeno un anno!

Questa affermazione è frutto di una ricerca e non di una accusa.

Ho deciso di scrivere questo articolo perché abbiamo bisogno di maggiore sensibilità alimentare e perché sogno un mondo dove nessuno debba soffrire la fame.

Possiamo quantificare lo spreco di cibo?

Il Food Waste Index Report 2021 è un report voluto dalle Nazioni unite per monitorare la quantità di scarti alimentari che produciamo ogni anno.

Questo report fa emergere un quadro molto preoccupante.

Nel 2019 gli scarti di cibo sono stati pari a 931 milioni di tonnellate, e se questo dato non vi colpisce sappiate che significa che ognuno di noi produce 121 kg di scarti alimentari all’anno.

Visto che nel mondo le persone colpite dalla fame sono 690 milioni e circa 3 miliardi non hanno accesso a una dieta salutare, fare delle riflessioni sullo spreco di cibo è un dovere sociale.

Il report delle nazioni unite fa emergere anche altri due dati da non sottovalutare:

Il primo è che sicuramente negli scorsi anni abbiamo sottovalutato in modo significativo l’impatto degli scarti alimentari.

Il secondo dato, che personalmente trovo molto interessante, è che non esistono differenze significative tra i paesi in base al loro reddito; questo vuol dire che produciamo gli stessi scarti a prescindere da dove ci troviamo.

Questi due dati ci dicono che il problema degli scarti alimentari è una questione comune a tutti noi, a prescindere dal tipo di dieta o dal luogo in cui viviamo.

Quindi che fare con gli scarti alimentari?

Se è molto importante fare questi report perché ci danno una visione reale di quanto cibo possiamo sprecare, dobbiamo iniziare a comprendere come risolvere questa epidemia.

Prima di tutto dobbiamo comprendere cosa si intende per scarto alimentare.

A mio avviso abbiamo due possibili visioni:

Da una parte gli scarti alimentari sono tutte le parti esterne degli alimenti, le bucce di frutta e verdura, ossa e parti grasse, e sicuramente molti di questi rimarranno degli scarti, per la loro difficile trasformazione in prodotti commestibili.

Esiste però secondo me una grande categoria di alimenti che vengono scartati per la nostra “ignoranza”.

Intendo dire che spesso quando pensiamo al cibo immaginiamo solo l’utilizzo delle parti per così dire nobili.

Vi porto due esempi per farvi comprende quello che Voglio dire.

Spesso mi capita di fare degli estratti di frutta e verdura e come sapete l’estrattore separa i liquidi dalle fibre e parti solide degli alimenti; normalmente gli scarti si buttano, io invece a volte li uso come base per biscotti e torte.

Il secondo esempio di cui vi Voglio parlare è la nostra inutile concezione del bello.

Siamo sempre convinti che un alimento poco bello o lèggerete maturo sia da buttare perché non buono; ovviamente non c’è cosa più sbagliata, ricordiamoci sempre che tra maturo e marcio esiste una divisione netta che dobbiamo iniziare a comprendere.

Vi dico questo perché spesso buttiamo via tanto cibo, credendo che sia marcio, quando invece e solo maturo.

Sprechiamo troppo cibo

Ovviamente quando parliamo di scarti alimentari stiamo parlando anche di tutto il cibo “normale” che buttiamo perché non siamo attenti alla sua conservazione o alle quantità che prepariamo.

Ritengo che il primo passo che dobbiamo fare limitare i nostri scarti di cibo sia quello di costruire un piano alimentare sostenibile.

Sia quando cuciniamo che quando facciamo la spesa dobbiamo tenere sempre sotto controllo le quantità e cercare ricette per usare tutte le parti degli alimenti.

Ovviamente non è che se noi produciamo meno scarti questi finiscono sulle tavole di chi non ha cibo.

A tutto questo però dobbiamo anche legare una riflessione sui danni degli allevamenti intensivi o delle piantagioni su larga scala che sicuramente producono danni al territorio.

Una riflessione più ampia andrebbe fatta, ma servirebbero tante altre parole, che arriveranno in un altro articolo.

Fino ad allora iniziamo a concepire gli alimenti nella loro totalità e non solo per le loro parti più nobili.

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Michele Quadernucci
Laureato in Sviluppo economico, Cooperazione internazionale e Gestione dei conflitti presso l’Università degli Studi di Firenze, ha ampliato le sue competenze con un diploma triennale di Counseling psicosomatico ad indirizzo comunicativo, olistico, integrato. Ha proseguito le sue formazioni nel campo della formazione e del benessere ottenendo l’Internazional NLP Coaching Certification di Grinder, Bostic e Frausin e diventando formatore nell’uso delle LifeSkills. Lavora per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva nel contesto educativo e formativo, usando la gestione dello stress e delle emozioni come base per una didattica innovativa; negli anni ha sviluppato modelli di lavoro sulle emozioni e sulla didattica legati alle LifeSkills e all’intelligenza emotiva, che permettono di ottenere risultati eccellenti, ecologici e ripetibili.