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Tutta colpa di Porn Hub… o forse no

Se vogliamo realmente togliere alla pornografia in stile Porn Hub il potere che crediamo abbia, confondere le giovani menti e corrompere i corpi, allora dobbiamo riprenderci noi quel potere e usarlo in modo migliore.
Se vogliamo realmente togliere alla pornografia in stile Porn Hub il potere che crediamo abbia, confondere le giovani menti e corrompere i corpi, allora dobbiamo riprenderci noi quel potere e usarlo in modo migliore.

Porn Hub è nei guai

Una inchiesta giornalistica ha messo in risalto come la piattaforma più famosa di materiale pornografico, fosse poco attenta all’analisi e rimozione di contenuti con minori e che favorisse il Revenge porn.

Porn Hub ha quasi subito rimosso la possibilità di pubblicare contenuti “amatoriali”; limitando tale possibilità solo a utenti verificati (che sono quasi solo attori/produttori della cinematografia pornografica) e ha rimosso moltissime categorie.

Nonostante questo, i circuiti Visa, MasterCard e American Express hanno bloccato la possibilità di fare acquisti tramite loro.

Di fatto hanno dato un bel colpo economico alla piattaforma e messo a rischio anche i contenuti gratuiti che sono i più seguiti.

Sul fatto che Porn Hub non possa permettersi di sorvolare su controlli e regole per evitare la diffusione di materiale che configura un reato mi viene da dire che era ora.

Per quanto riguarda la scelta unilaterale dei circuiti di denaro invece ho delle perplessità; perché sento puzza di censura e perché ho il timore che si voglia attribuire alla pornografia una responsabilità su pedofilia e Revenge porn per “mettersi gli animi in pace”.

La pedofilia è una questione grave e complessa che riguarda la psicopatologia criminale e non sarà certo fermata dalla chiusura di Porn Hub.

Il Revenge porn ancora meno, visto che sono molto più investite del fenomeno le chat quotidiane che non le piattaforme pornografiche.

La censura è di per sé molto poco educativa perché non sollecita in nessun modo l’assunzione di responsabilità; inducendo magari la voglia di provare quel brividino che si ha quando si trasgredisce.

porn hub

Porn Hub, social ed educazione sessuale

Forse le strade per evitare che Porn Hub o qualsiasi altra piattaforma pornografica non sia l’unica fonte di approccio alla sessualità delle persone, o l’unica fonte per l’eccitazione e la scoperta del piacere, è quella di iniziare a parlare di sessualità, di erotismo e di piacere erotico in modo esplicito, etico e educativo.

Usare i social per noi che ci occupiamo di sessualità è sempre come camminare sui carboni ardenti.

Se facciamo vedere un seno per insegnare la palpazione come prevenzione al cancro veniamo bannati; se lo facessimo per insegnare quali sono le aree e i modi del piacere saremmo denunciati.

E se mostriamo peni, vulve, tutorial di come avere rapporti sicuri e piacevoli, come usare o meno un sex toy, come indossare un profilattico maschile o femminile, veniamo bannati.

Ma anche se diciamo parole troppo esplicite veniamo bannati, perché anche le parole della sessualità devo essere “modeste”.

In realtà abbiamo limiti molto stretti anche nei nostri studi e nei nostri workshop.

Per assurdo è più facile fare dei video di educazione sessuale e pubblicarli su piattaforme come Porn Hub che farle su un social.

Come se esplicito fosse automaticamente pornografico, volgare, immorale.

Questo significa che i tabù sociali sulla sessualità e sull’erotismo sono ancora in atto; e, a mio avviso, sono anche uno dei motivi per cui giovani e meno giovani si rivolgono alla pornografia anche come forma di apprendimento.

Pornografia mainstream ovviamente.

Del porno etico e delle piattaforme ad esso connesse si parla pochissimo ovviamente.

Lo stimolo eccitante visivo o letterario non è in alcun modo un male. 

Io lo consiglio parecchio a chi entra nel mio studio.

In fondo il cervello è il principale organo coinvolto nella risposta sessuale.

La pornografia non ha fini educativi.

 Io mi sono parecchio preoccupata quando ho visto che Porn Hub ha aperto la sezione educational.

Mi sono preoccupata ma li ho capiti perché più volte a me come consulente sessuale mi è stato detto: “lei ha ragione ma sa non è che c’è molto a parte quello per comprendere le cose”.

Allora quello che dovremmo a mio parere fare è coltivare una educazione alla sessualità sex positive.

Dove sia anche compresa una buona educazione alla pornografia etica e all’immaginario erotico.

Dovremmo potere dare gli strumenti per trovare le risposte alle domande sulla sessualità, sul piacere e sull’eccitazione in modo sano con programmi di educazione sessuale che facciano ciò che è già previsto nelle linee guida europee; ovvero sviluppare competenze emotive, cognitive, relazionali e corporee che mettano la persona in grado di vivere una appagante e completa sessualità nel rispetto di sé e degli altri.

Insomma, fare quello che hanno fatto i ragazzi e gli adulti del progetto di Making of Love che hanno già prodotto un libro e, soprattutto, un film:

“Edoné, la sindrome di Eva” dove dimostrano che l’esplicito non è pornografico e può essere molto educativo, e che vi consiglio di guardare.

Se vogliamo realmente togliere alla pornografia in stile Porn Hub il potere che crediamo abbia, confondere le giovani menti e corrompere i corpi, allora dobbiamo riprenderci noi quel potere e usarlo in modo migliore.

Non credo che Porn Hub abbia davvero tanta maestria ma di certo non ha, e nemmeno vuole avere, uno scopo educativo che compete ad altri e in quegli altri sono ci sono sicuramente io, ma anche ciascuno di voi che state leggendo.

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Dal 1996 sono Infermiera e già dai primi anni di lavoro mi sono accorta che la parte che amavo coltivare del lavoro era quella relazionale La mia curiosità mi ha spinta verso lo studio di modi differenti e integrati del prendersi cura delle persone e il mio incontro con la Dott.ssa Balconi Loredana e il Dott. Alessandro Quadernucci e la loro Accademia del NEI(Integrazione Neuroemozionale) prima, e poi con la Dott.ssa Milena Screm e il suo modello di Breathwork e counseling a mediazione corporea  mi hanno permesso di dare forma e sostanza professionale a questa mia passione. Fra i mille corsi più o meno lunghi di mindfulness, gestione del dolore, comunicazione, master per conduzione di gruppi e gestione delle coppie in counseling ho incontrato la sessuologia che ho approfondito presso una delle più vecchie scuole di sessuologia, il CIS-Centro Italiano di Sessuologia., dove ho conseguito il titolo di Consulente sessuale dando struttura e sostegno a un ambito di cui mi occupavo da anni come professionista e come persona.