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Francia – non puoi filmare (o vedere?) la violenza!

Due episodi stanno infiammando la popolazione francese e tutte e due parlano di libertà negata e violenza della polizia.
Due episodi stanno infiammando la popolazione francese e tutte e due parlano di libertà negata e violenza della polizia.

Appena finito il lockdown in Francia le strade tornano a popolarsi di persone.

Ma non stò parlando di chi si affolla davanti ai negozi per i regali o lo shopping, ma di chi scende per strada per protestare contro misure, inquietanti, che limitano la libertà delle persone.

Due episodi stanno infiammando la popolazione francese e tutte e due parlano di libertà negata e violenza della polizia.

Il primo episodio riguarda il pestaggio del produttore musicale Michel Zecler.

La sua colpa?

Essere di colore.

E magicamente anche in Europa “scopriamo” che esistono mele marce e razziste dentro le forze di polizia.

Il primo episodio si lega strettamente con le proteste di piazza che hanno infiammato Parigi in questi giorni.

vediamo come…

Michel Zecler francia

In Francia non puoi filmare la polizia

O almeno è quello che l’articolo 24 della legge sulla sicurezza sancisce.

Questa articolo pone dei limiti sulla pubblicazione di video e fotografie delle forze di polizia in azione.

Che in parole povere significa che non si possono più rendere pubbliche le immagini di poliziotti che compiono atti non conformi alla divisa.

Cerchiamo di unire i due episodi di cui parliamo.

Il pestaggio razzista del produttore musicale è di per sé un fatto gravissimo, se a questo aggiungiamo il fatto che i poliziotti abbiamo dichiarato il falso cascano le gambe e non solo quelle.

E si, perchè i quattro poliziotti hanno dichiarato di essersi difesi (massacrandolo di botte) dal produttore musicale che li aveva aggrediti rubandogli l’arma d’ordinanza.

Peccato per loro che le telecamere della sala di registrazione di Michel Zecler abbiano registrato un pestaggio in piena regola, senza nessuna motivazione, se non quella dell’odio razziale.

PS. sono stati incriminati per questo i poliziotti..

Le varie personalità politiche si sono sollevate gridando allo scandalo e all’incredulità davanti a codesta violenza.

Bene, ma non benissimo.

Visto che le stesso forze politiche sono quelle che stanno modificando l’articolo 24 della legge sulla sicurezza.

Il paradosso del “se non vedo non è mai esistito”

Quello che colpisce di questa storia è il paradosso che si trova alla base.

Se non ci fossero state le telecamere nessuno avrebbe potuto vedere le azioni violente e razziste dei poliziotti contro Michel.

Ma i politici continuano a sostenere l’articolo 24 che nega queste possibilità.

Che è un pò come il vecchio dilemma italiano del numero seriale sui caschi dei poliziotti.

Non ho mai capito il senso di non voler mettere un identificativo che potrebbe aiutare ad allontanare le mele marce dal sistema.

Per poi lamentarsi che la popolazione non sostiene o non ha fiducia nelle forze dell’ordine.

proteste francia

La Francia ha un sistema limbico

Si torna sempre lì.

Alla nostra evoluzione e al fatto che le istituzioni sono composte da esseri umani.

A livello evolutivo siamo portati a proteggere il nostro branco, la nostra famiglia e il nostro stile di vita.

Durante la nostra evoluzione abbiamo compreso come, soddisfatti i bisogni di base, avevamo necessità di nuovi stimoli e bisogni.

E sono nate la spinta al successo, la creatività, il sogno e tutte le caratteristiche che rendono noi esseri umani una specie molto diversa da quando eravamo primati.

Ovviamente insieme a queste spinte evolutive sono nate nuove emozioni, che potremmo definire sociali, perchè sono legate al nostro vivere in una società.

Due di queste sono l’invidia e la vergogna, e spesso sono così potenti che mandano in crisi tutto il nostro sistema limbico.

Quindi non mi stupisco del fatto che davanti alla scelta di gestire la vergogna o la rabbia si scelga la seconda.

E in Francia sta succedendo questo.

Da una parte si condanna la violenza razzista di alcuni poliziotti (RABBIA) poi si firma un articolo che vieta di far vedere quelle violenze (VERGOGNA).

Ma non sarebbe meglio, per una volta, fare un passo indietro, accettare che dentro il sistema esistono mele marce e fare tutto il possibile per allontanarle?

Invece di farle rimanere dentro quelle divise per poi vergognarsi davanti all’opinione pubblica quando vengono fuori?

A no esiste la terza via..

Vietare di riprendere chi commette reati in divisa, come se questi magicamente sparissero…

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Michele Quadernucci
Laureato in Sviluppo economico, Cooperazione internazionale e Gestione dei conflitti presso l’Università degli Studi di Firenze, ha ampliato le sue competenze con un diploma triennale di Counseling psicosomatico ad indirizzo comunicativo, olistico, integrato. Ha proseguito le sue formazioni nel campo della formazione e del benessere ottenendo l’Internazional NLP Coaching Certification di Grinder, Bostic e Frausin e diventando formatore nell’uso delle LifeSkills. Lavora per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva nel contesto educativo e formativo, usando la gestione dello stress e delle emozioni come base per una didattica innovativa; negli anni ha sviluppato modelli di lavoro sulle emozioni e sulla didattica legati alle LifeSkills e all’intelligenza emotiva, che permettono di ottenere risultati eccellenti, ecologici e ripetibili.