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Breathwork: facciamo un Respiro lento e profondo

Nel Breathwork il respiro diventa un modello esplorativo e educativo di sé stessi e richiede tempo per essere appreso.
Nel Breathwork il respiro diventa un modello esplorativo e educativo di sé stessi e richiede tempo per essere appreso.

Se penso alla lentezza il primo pensiero che mi viene in mente è il Respiro.

La R è maiuscola non per caso ma perché per me il Respiro non è solo l’atto che porta ossigeno nel corpo ed espelle anidride carbonica.

Il Breathwork cambia il tempo

Il Respiro è lo strumento che più uso nel mio studio sia che i miei clienti entrino per un problema sulla sfera sessuale oppure che siano lì per migliorare la loro comunicazione, la loro relazione, la loro gestione emotiva.

In particolare, uso il Breathwork, una tecnica di respiro che diventa anche un modello esplorativo e educativo di sé stessi e che richiede tempo per essere appreso.

La tecnica è di per sé apprendibile in una seduta ma le resistenze che il corpo mette in atto, i meccanismi di difesa psicoemotivi che ciascuno di noi ha elaborato e il continuo dialogo mentale richiedono una buona dose di disponibilità a darsi il tempo di con-prendere il processo nel suo insieme.

respiro

Tutto e subito non esiste nel mio studio perché il Respiro mi ha insegnato che gli spazi di crescita personale richiedono una preparazione del corpo, una preparazione del cuore e un allenamento della mente passando per almeno tre fasi di cui la prima scardina ciò che vi era, la seconda ricerca cosa di nuovo portare e infine la terza integra il tutto in un processo costruttivo.

Quando chiedo ai miei pazienti di sdraiarsi, slacciare ciò che stringe e chiudere gli occhi già so di fare una richiesta di fermarsi.

In una sessione di Breathwork l’attenzione è solo sul respiri, prima quello naturale e spontaneo, poi su quello tecnico ed è attraverso il respiro che si contattano le sensazioni fisiche, le emozioni e i pensieri.

Si respira per un tempo variabile ma mai meno di 45 minuti e vi assicuro che la tendenza iniziale è quella di sfuggire, di volere capire tutto subito, di opporsi al processo.

Rallentare e non fare nulla

Ripetutamente mi viene detto “sì ma non ho fatto nulla”.

Esattamente, non si fa nulla e si respira, ci si prende il tempo.

Ovviamente man mano che la fretta si quieta, man mano che la chimica del corpo si modifica, le sensazioni corporee cambiano in vario modo, i pensieri divengono spesso da prima caotici e poi si quietano, le emozioni affiorano come gnocchi in una pentola di acqua bollente.

Ma questo processo spesso avviene quando aumenta la confidenza con la tecnica, col Respiro e quando iniziamo a sentirci al sicuro.

respirare

La sensazione di ansia e allerta continua che molte persone hanno è legata alla poca confidenza che spesso abbiamo coi luoghi, con le persone e le relazioni e dove non vi è confidenza vi è anche meno senso di sicurezza.

Diventare intimi di un luogo, di una relazione, di un comportamento ci restituisce un senso di sicurezza ma richiede tempo, attenzione e dedizione senza passare a tutta velocità da uno stato a uno differente, da un pensiero ad un altro, da una persona all’altra e chi più ne ha più ne metta.

In questo il Respiro è sia creatore di uno spazio lento in cui allenarsi sia uno strumento di ricerca e scoperta di risorse per costruirci tempi nostri, tempi che ci piacciono e che non devono essere per forza riempiti di cose esterne da noi.

Un piccolo esercizio per rallentare

Una cosa che possiamo fare tutti già subito è prenderci il tempo di portare l’attenzione a come respiriamo chiudendo gli occhi almeno quattro volte al giorno.

Contiamo fino a dieci e poi rallentiamo il tempo dell’inspirazione e della espirazione contando di nuovo fino a dieci e poi per altri dieci tempi riportiamo l’attenzione al respiro naturale.

Certo non è un percorso di Breathwork ma è già un modo per rallentare e per portare un po’ di consapevolezza al corpo.

respiro

Il Respiro è l’atto con cui entriamo nella vita, è con noi in tutte le nostre esperienze ed è l’ultimo atto che compiamo quando salutiamo la nostra avventura quindi si merita forse un po’ più di tempo da parte nostra.

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Anna Bernardi
Dal 1996 sono Infermiera e già dai primi anni di lavoro mi sono accorta che la parte che amavo coltivare del lavoro era quella relazionale La mia curiosità mi ha spinta verso lo studio di modi differenti e integrati del prendersi cura delle persone e il mio incontro con la Dott.ssa Balconi Loredana e il Dott. Alessandro Quadernucci e la loro Accademia del NEI(Integrazione Neuroemozionale) prima, e poi con la Dott.ssa Milena Screm e il suo modello di Breathwork e counseling a mediazione corporea  mi hanno permesso di dare forma e sostanza professionale a questa mia passione. Fra i mille corsi più o meno lunghi di mindfulness, gestione del dolore, comunicazione, master per conduzione di gruppi e gestione delle coppie in counseling ho incontrato la sessuologia che ho approfondito presso una delle più vecchie scuole di sessuologia, il CIS-Centro Italiano di Sessuologia., dove ho conseguito il titolo di Consulente sessuale dando struttura e sostegno a un ambito di cui mi occupavo da anni come professionista e come persona.