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Memoria corta, come la storia si ripete

Credo sia importante fare una riflessione seria sul concetto di memoria, per comprendere meglio cosa davvero possiamo fare per costruire un mondo meno schifoso.
Credo sia importante fare una riflessione seria sul concetto di memoria, per comprendere meglio cosa davvero possiamo fare per costruire un mondo meno schifoso.

Oggi 27 Gennaio è la giornata della Memoria.

Ho deciso che per ricordare il significato vero di questa giornata non parlerò delle vittime dell’olocausto, dei campi di concentramento o di gerarchi nazisti.

In questo articolo voglio affrontare il tema della memoria da un punto di vista diverso, per tre motivazioni specifiche:

Prima di tutto perché spero che chi legge i nostri articoli conosca bene la nascita e l’importanza di questa giornata di ricordo.

La seconda motivazione riguarda la necessità di attualizzare i temi di questa giornata, perché purtroppo da quando i campi di sterminio sono stati abbattuti qualcosa non ha funzionato.

Nel mondo la violenza, i soprusi, gli eccidi non sono spariti come avremmo potuto sperare, anzi con l’avanzamento della tecnologia abbiamo trovato nuovi modi di infliggere dolore fisico e psicologico.

L’ultima motivazione è molto semplice, non basta “stare male” un giorno ricordando quello che è successo e poi fregarcene altamente per evitare che cose del genere possano accadere di nuovo.

Per queste tre motivazioni credo sia importante fare una riflessione seria sul concetto di memoria, per comprendere meglio cosa davvero possiamo fare per costruire un mondo meno schifoso.

La memoria deve essere attiva

La memoria essendo una parte fondamentale del nostro cervello segue delle regole che possono essere usate per potenziarla.

Il cervello funziona come un muscolo, più lo alleniamo (usandolo nel modo corretto) più le strutture di cui è composto funzionano meglio.

Perché vi dico questo?

Semplicemente perché spesso facciamo l’errore di credere che la memoria funzioni come la carta carbone, cioè che ogni informazione con cui viene in contatto rimanga impressa chiaramente.

Non è così, almeno che voi non abbiate una memoria eidetica…

Quindi quando parliamo di memoria non possiamo fare l’errore di concentrare le nostre azioni e riflessioni solo in questo giorno.

Il risultato, di questo tipo di comportamento lo potete vedere tutti i giorni; il dilagante menefreghismo sociale, la tendenza a rimanere indifferenti davanti al dolore degli altri, il razzismo (latente o meno) di una parte della cittadinanza.

Potrei continuare, ma non ho voglia di farmi venire l’ulcera…

Per combattere tutto questo dobbiamo prima di tutto impegnarci per far si che gli insegnamenti del passato siano strumenti per il presente e per il futuro.

Gli orrori dell’olocausto sono ancora presenti nella nostra quotidianità, non nella forma ma nella sostanza.

memoria corta

Moderni orrori di vecchia memoria

Una cosa che veramente mi fa rabbia è vedere orde di post sui social per il giorno della memoria, più per pulirsi la coscienza che per reale pensiero.

Perché dico questo?

Semplicemente perché molti degli autori di quei post sono gli stessi che davanti alle immagini dei migranti sui barconi in balia del mare o dei migranti bloccati sotto la neve in Bosnia, usano altri epiteti.

Come dicevo prima la memoria va allenata per funzionare bene, o almeno per funzionare…

Ricordo che non più tardi di qualche anno fa in America si costruiva un muro per “tenere lontani gli immigrati pericolosi” e si rinchiudevano i bambini in gabbie in attesa dei rimpatri…

Ma non andiamo così lontani, vi ricordo che in Italia abbiamo tenuto migranti per giorni su una nave mentre ci trastullavamo chiedendoci chi dovesse accoglierli, come se fossero numeri e non esseri umani.

A volte la memoria fa davvero brutti scherzi….

Quindi in questo giorno di ricordo non concentriamoci solo sui nazisti di un tempo, ma anche su quelli dei giorni nostri.

Forse non avranno una divisa militare e forse non sono così espliciti nelle loro espressioni, ma dietro tutti i nazionalisti esiste una chiara visione razzista che contrappone “NOI” a “LORO”.

Vi ricordo che essere patrioti non è uguale ad essere nazionalisti!

Perché amare il propio paese non vuol dire vessare, denigrare, offendere e picchiare chi ha la pelle di un colore diverso, crede ad un altro Dio o parla una lingua a noi non comprensibile.

Essere un patriota significa accogliere altri esseri umani per costruire un luogo dove valga davvero la pena vivere.

memoria

La memoria comincia dalle nostre azioni

Questa piccola riflessione vuole essere uno stimolo per riflettere davvero su quello che facciamo.

Troppo spesso viviamo come in un film, dove non ci sentiamo responsabili delle nostre azioni o spettatori dei nostri comportamenti.

La realtà è che per prendere in mano il cambiamento ci vuole coraggio, serve accettare di mettersi in gioco e serve la forza di affrontare le ingiustizie che ci troveremo davanti.

La cosa migliore che potete fare in questo giorno di ricordo non è postare immagini o scrivere post indignati.

Chiedetevi davvero cosa significa questo giorno per voi e trovata la risposta impegnatevi nel vostro piccolo per dare un senso a questo giorno.

E per evitare di lasciarla (la giornata della memoria) nel dimenticatoio per i prossimi 364 giorni cerchiamo di far si che la memoria non sia legata ad un giorno specifico ma alla nostra quotidianità.

La storia va studiata per evitare di compiere gli stessi errori, ma poi servono azioni concrete per costruire un cambiamento reale.

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Michele Quadernucci
Laureato in Sviluppo economico, Cooperazione internazionale e Gestione dei conflitti presso l’Università degli Studi di Firenze, ha ampliato le sue competenze con un diploma triennale di Counseling psicosomatico ad indirizzo comunicativo, olistico, integrato. Ha proseguito le sue formazioni nel campo della formazione e del benessere ottenendo l’Internazional NLP Coaching Certification di Grinder, Bostic e Frausin e diventando formatore nell’uso delle LifeSkills. Lavora per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva nel contesto educativo e formativo, usando la gestione dello stress e delle emozioni come base per una didattica innovativa; negli anni ha sviluppato modelli di lavoro sulle emozioni e sulla didattica legati alle LifeSkills e all’intelligenza emotiva, che permettono di ottenere risultati eccellenti, ecologici e ripetibili.